Karma e rinascita

Spread the love

Devo avere fatto qualcosa di veramente pessimo nella vita passata!

Quante volte – più o meno ironicamente – si sente tale esclamazione? Secondo la legge del karma, le nostre azioni hanno conseguenze non solo per le nostre disposizioni e tendenze (samskāras) ma anche per l’aspetto non-espositivo del nostro corpo (per esempio, le nostre caratteristiche fisiche) e il nostro ambiente.

Il caso non esiste; semplicemente formulata, la legge del karma afferma che tutte le azioni hanno conseguenze che influenzeranno l’agente dell’azione nel tempo futuro e, pertanto, non è altro che la legge della causalità universale che afferma che ogni prodotto produce piacere e dolore che si trova al di fuori della singola persona, nell’ambiente o si estende e il suo effetto di un insieme di condizioni causali.

Nulla accade per caso, perché nulla accade in modo isolato – tutto fa parte di un’intricata rete di interconnessioni e interazioni causali. Sono distinte due tipi di azione: azione causale e azione distante. La prima (causale) indica che una cosa agisce su un’altra attraverso il trasferimento di un qualche tipo di energia o forza, fisica o non fisica, più veloce o più lenta della velocità della luce. La seconda azione (distanziata), o azione a distanza, indica che una cosa agisce su un’altra, istantaneamente o dopo un lasso di tempo, senza il trasferimento di alcun tipo di energia o forza.

E’ inesatta la definizione di ‘sincronicità acausale’ , ‘nonlocalità quantistica’ o qualsiasi altra cosa in quanto assume che nessuna spiegazione concreta, causale è possibile nemmeno in linea di principio; in pratica, si tratta poco più di un modo pomposo di dire che le cose accadono senza ragione.

Le due leggi sono chiaramente correlate, anche se la loro relazione è frequentemente lasciata non chiarificata. La legge del karma è variamente descritta da differenti autori, talvolta equivalente a, parallela a, oppure come applicazione della legge della causalità universale.

Sono state prese due diverse direzioni per rispondere alla domanda su come l’atto originario e il successivo siano correlati. La visione comune considera la relazione come naturale; meno frequente è l’appello al soprannaturale. Due eventi possono apparire come assolutamente simultanei per noi, ma uno può effettivamente seguire l’altro ed essere causato dall’altro attraverso interazioni più veloci della luce. Se due eventi si verificano contemporaneamente, ovviamente non si può dire quale dei due ha “agito” sull’altro o essere la causa diretta dell’altro. Ma gli eventi simultanei, o eventi quasi simultanei in cui il primo non esercita un’influenza causale significativa sull’altro, si correlano comunque in modo significativo perché sono presenti fattori causali dietro ad entrambi, che sono interconnessi. Infatti, gli eventi che si verificano in tutto l’universo in un particolare istante sono in qualche modo interconnessi, sono tutti correlati in modo significativo, ma solo quegli eventi che per noi sono vistosamente significativi sono collocati in una “sincronicità” . Nonostante vi siano alcuni che, poi, inventino un “principio di collegamento acausale” per “spiegarli” o una “causalità arretrata” (gli eventi presenti sarebbero, secondo questi, influenzati da eventi futuri, il che significherebbe, quindi, che gli effetti generano le cause – ?!? – ) .

Molti scienziati sostengono che ciò che viaggia più velocemente della luce, viaggia anche indietro nel tempo essendo in grado di bypassare la dimensione (T).

Se un oggetto dovesse viaggiare dal punto A al punto B più velocemente della velocità della luce, è certamente vero che gli osservatori di B lo vedrebbero arrivare a B prima di vederlo uscire da A; infatti, sembrerebbe viaggiare all’indietro da B a A. Questo perché le loro osservazioni dipendono dalla luce, che non può stare al passo con l’oggetto in questione. Ma se potessero fare osservazioni per mezzo di segnali superluminali che viaggiano ancora più velocemente dell’oggetto in questione, tutto sembrerebbe di nuovo normale e vedrebbero l’oggetto spostarsi da A a B.
A rigor di termini, il tempo non è qualcosa che ‘scorre’ come il nastro di una videocassetta, che si può mandare avanti o indietro. Il tempo è un concetto che usiamo per quantificare la velocità con cui accadono gli eventi, e può essere applicato ovunque ci sia cambiamento e movimento, il che significa, fondamentalmente, una successione di causa ed effetto. Per invertire la direzione del tempo, gli effetti dovrebbero precedere le loro cause, come se fosse possibile sostituire la variabile ‘t’ in certe equazioni scientifiche con ‘-t’. Chi crede che questa teoria sia possibile è completamente fuori strada. Un effetto non può esistere prima della sua causa. Per prima cosa, la legge del karma non riguarda le conseguenze in generale, ma le conseguenze con il rinculo sull’agente dell’azione. In secondo luogo, le conseguenze previste dalla legge del karma comprendono più (e anche meno) dei risultati naturali o fisici osservati che seguono l’esecuzione di un’azione.

Non esiste la casualità o casualità assoluta. Tuttavia, il concetto di causa ed effetto ha una certa validità. Se lanciamo una moneta, ad esempio, il risultato di ogni singolo lancio è imprevedibile e “casuale”, tuttavia possiamo prevedere che in una grande serie di lanci ogni numero verrà approssimativamente lo stesso numero di volte. Questo perché il risultato di ogni lancio è il risultato di un gran numero di fattori fluttuanti, e non vi è alcuna influenza – escludendo il tradimento o l’esercizio del potere psicocinetico – che favorisce un risultato piuttosto che un altro. In tali casi si applicano le leggi di probabilità. Una situazione simile si verifica in fisica quantistica, in cui i singoli risultati sperimentali non possono essere previsti, ma si può solo considerare la probabilità di risultati diversi. Da un punto di vista teosofico, sia il lancio di una moneta che gli eventi quantistici sono processi interamente causali; se la possibilità assoluta o l’indeterminismo fossero realmente all’opera, ci aspetteremmo risultati assolutamente folli, e non regolarità statistiche.

Si tende ad affermare piuttosto ingenuamente –che l’evoluzione, ad esempio, è essenzialmente un processo casuale, e che le cose che ci accadranno in futuro sono accidentali, nel senso che non esiste una ragione particolare per cuiqueste ci capitano.

L’insegnamento del karma lo nega. Karma non significa solo che ogni evento ha una causa e che ogni azione è seguita da una reazione. Significa anche che tutto ciò che accade a qualsiasi entità è il risultato di cause in cui quell’entità era in qualche modo coinvolta, spesso in alcune precedenti esistenze, e che l’impatto di un evento su qualsiasi entità è proporzionale alle cause contribuenti originariamente impostate in movimento, e della stessa qualità armoniosa o disarmonica. In altre parole, raccogliamo ciò che seminiamo, sia individualmente che collettivamente. Questo ci consente di risalire lentamente la scala della vita imparando dai nostri errori – assumendo che ci sia una parte più alta di noi che sia in grado di collegare la nostra attuale fortuna o sfortuna a cose che abbiamo fatto nel passato.

Per spiegare come funziona, possiamo dire è che ogni azione o dispendio di energia genera una catena di effetti che prima o poi ritorneranno, per affinità magnetica, al punto di origine, sotto forma di conseguenze appropriate. In altre parole, l’origine genera. Il karma è un processo automatico e infallibile; è semplicemente il modo in cui opera la natura, espressione della tendenza intrinseca all’equilibrio e all’armonia.

Per quanto riguarda l’evoluzione in generale, la possibilità assoluta non ha alcun ruolo. L’evoluzione sul nostro pianeta segue, in gran parte, modelli stabiliti in precedenti cicli di attività che, a loro volta, seguivano in gran parte i solchi stabiliti in cicli di attività ancora precedenti, e così via, nell’eternità del passato, poiché non c’è mai un inizio assoluto all’evoluzione. Mutazioni genetiche assolutamente casuali – anche attraverso la “selezione naturale” per estirpare quelle non adattative – potrebbero difficilmente portare all’incredibile diversità e complessità della vita che possiamo osservare.

Le leggi della natura sono solo regole generali che gli scienziati hanno formulato per semplificare la loro descrizione dei fenomeni naturali. ‘Leggi’ e ‘principi’ non aiutano in alcun modo a spiegare la regolarità e la finalità che vediamo in natura. Teosoficamente, sono parole che danno un ordine ad abitudini, attività istintuali di un intero spettro di energie ed entità non fisiche, dalle forze elementali della natura alle intelligenze spirituali.

Ogni entità, dall’atomo all’essere umano è formata, organizzata e guidata, principalmente, dall’interno verso l’esterno, dai livelli interni della sua composizione. Questa guida interiore può essere attiva e autocosciente, come nei nostri atti di libero arbitrio, oppure può essere automatica e passiva, come si vede nelle nostre abitudini, istinti, nelle nostre funzioni corporee automatiche (respiro, battito del cuore, crescita, ecc. ), e nel comportamento ordinato e conforme alla legge della natura in generale.

A causa della difficoltà di rendere conto dell’azione della legge del karma in modo naturistico, alcuni hanno sostenuto che un dio di qualche tipo è la componente necessaria di ogni sistema che sostiene la legge del karma. Non si può parlare di un decreto di Dio. il karma non è ordinato da alcun tipo di “dio”, finito o infinito, intra-cosmico o extra-cosmico. L’idea di un “dio” infinito al di fuori dell’universo sconfinato è assurda; non c’è spazio per due infiniti. Si suppone che il “Dio” della teologia tradizionale sia onnipotente e onnisciente e abbia creato miracolosamente tutto – incluso se stesso – dal nulla. Secondo il gianismo il karma è il sistema che lega l’anima al ciclo delle rinascite. E’ quindi, piuttosto che un decreto divino, una creazione? Per qualche ragione ci ha resi così deboli e imperfetti che la maggior parte di noi soccombe a ogni sorta di tentazioni, per le quali siamo puniti dall’essere consegnati alla dannazione eterna all’inferno – un’altra delle sue creazioni. Un tale essere deve essere o un mostro o un tiranno idiota, estremamente crudele e ingiusto, indegno della nostra adorazione.
Se si assume la visione panteistica la divinità è la stessa natura infinita, che – nella sua totalità illimitata – è un’astrazione, non un’entità che pensa e agisce, o progetta e crea. Inoltre, in ogni particolare sistema-mondo, quegli esseri che sono avanzati oltre lo stadio umano sono “spiriti” o “dei” relativamente parlanti. Ma non c’è dio così in alto che non ce n’è uno più in alto di lui. Tutti gli esseri sono tessuti dall’unica essenza divina, ed è il loro dovere evolutivo e il loro destino dispiegare il loro potenziale divino. Ma, anche quando si arriva in cima alla vetta evolutiva di una particolare gerarchia, ci sono sempre mondi superiori oltre a cui diventare maestri di vita autocoscienti.

Sebbene la maggior parte delle persone non possegga i poteri di chiaroveggenza necessari a dimostrare la verità della reincarnazione per se’ stessi, esiste un impressionante corpus di prove dove persone (di solito bambini) hanno ricordi di una vita passata totalmente verificabili, che fanno luce su caratteristiche fisiche e psicologiche nella loro vita presente. Solo le due dottrine della reincarnazione e del karma possono dare un senso alle apparenti ingiustizie della vita. Le disavventure che ci colpiscono sono o le conseguenze karmiche delle azioni passate, o sono puro caso, o sono la “volontà di un Dio” – piuttosto incasinato. E naturalmente la reincarnazione implica l’esistenza di un’entità o un’anima reincarnante, relativamente immortale, composta di gradi più fini di sostanza spirituale rispetto al nostro corpo fisico.

I materialisti, appartenenti alla visione scientifica, direbbero che i nostri personaggi di base sono determinati dai geni o dal DNA che ereditiamo dai nostri genitori e da quale di questi geni sono attivati ​​nei nostri corpi. Se viene chiesto perché abbiamo i genitori che abbiamo, e cosa determina quali geni sono attivi e quali sono recessivi, solitamente viene risposto che è il caso – praticamente la risposta significa che non ne hanno idea! Il DNA è ampiamente sopravvalutato dagli scienziati materialisti. Il codice del DNA regola certamente la produzione di proteine, ossia i mattoni fondamentali del nostro corpo, ma non spiega come queste proteine ​​riescano a sistemarsi nei tessuti e negli organi e negli esseri viventi complessi, e non vi è certamente alcuna prova che il DNA fisico determini i nostri modelli base di pensiero e comportamento. Gli sforzi per ridurre le meraviglie della vita e della mente a interazioni fisiche e chimiche casuali sono grossolanamente inadeguati e poco convincenti.

Secondo l’insegnamento della reincarnazione, le nostre abitudini e tendenze di base sono una sorta di memoria delle nostre scelte ed esperienze, dei nostri successi e dei nostri fallimenti, nelle vite passate. Un’anima reincarnante viene attratta automaticamente dai genitori che possono fornirgli il corpo e l’ambiente familiare più adatti ai suoi bisogni karmici. Quindi piuttosto che ereditare le nostre caratteristiche dai nostri genitori, in realtà li ereditiamo attraverso i nostri genitori da noi stessi – dal nostro passato. In altre parole, l’ereditarietà è il karma e opera non solo a livello fisico, ma anche a livello astrale, mentale e spirituale.

Contrari alla visione fatalista, karma non significa che tutto è predeterminato e che dovremmo quindi semplicemente sederci accettando tutto senza compiere il minimo sforzo per migliorare le nostre vite o quelle degli altri. Se ci troviamo in una situazione in cui possiamo aiutare gli altri e ridurre parte della sofferenza e dell’ingiustizia nel mondo, anche questo è il karma ed è un’opportunità da sfruttare. Ad alcune persone non piace l’idea del karma perché significa che non possiamo più vivere un’ottica di vittimismo cui incolpare gli altri delle nostre disgrazie. Ma in realtà è un’idea molto liberatoria e confortante, perché significa che modelliamo il nostro futuro e che alla fine prevarrà la giustizia.

Se la reincarnazione e il karma sono fatti, ciò avrebbe ovviamente implicazioni sul modo in cui dovremmo vivere le nostre vite.

Ecco perché tutti i grandi maestri spirituali di tutti i tempi ci hanno consigliato di elevarci al di sopra dei nostri sentimenti di separazione, di amarci gli uni gli altri e aiutarci l’un l’altro. Più possiamo controllare le nostre menti cerebrali inquiete e ancora i nostri pensieri e desideri agitati, più diventeremo ricettivi all’ispirazione e alla guida del nostro sé superiore e intuitivo.

La saggezza senza età insegna che l’umanità è un microcosmo del macrocosmo e non occupa alcun posto speciale nell’universo, e che ogni monade o centro di coscienza divino deve acquisire esperienza diretta in tutti i regni della natura, dal subminerale al superumano, attraverso ripetute forme di realizzazione in molte forme diverse. Il nostro corpo fisico muore quando le forze interiori che lo tengono insieme come unità organica sono esaurite o ritirate. Quindi si disintegra nei suoi elementi componenti, così come il nostro modello astrale – corpo e mente o anima animale-animale inferiore. La nostra anima umano-spirituale o anima reincarnante, d’altra parte, si dice che entri in uno stato di coscienza onirico in cui riposa e digerisce le lezioni della vita precedente. Quando arriva il momento in cui si reincarna, i suoi veicoli astrali e fisici inferiori vengono riformati da molti degli stessi atomi usati nella vita precedente, così da ottenere il corpo e la personalità che meritiamo.

Ogni sistema organico, qualunque sia la sua dimensione relativa, è un’entità in evoluzione, animata da campi di energia interiori o anime, e soggetta allo stesso processo basilare di nascita, crescita, morte e rinascita. Nulla viene dal nulla e nulla può essere annientato nel nulla; la sostanza energetica può essere solo trasformata. Ogni entità, ogni individualità o monade relativamente autonoma, è esistita prima – in una forma e su un piano. E continuerà sempre ad esistere in qualche forma, poiché ogni entità è il centro di una catena indissolubile di causalità che si estende dall’eternità all’eternità.

Tale filosofia potrebbe definirsi ancora “materialista” poiché anche le anime e le monadi sono considerate entità sostanziali. Se esistono in un senso concreto, allora devono essere davvero qualcosa – cioè una specie di sostanza energetica – in opposizione al nulla. E se non sono niente, potremmo anche dimenticarcene! Il materio-idealismo potrebbe essere chiamato “realismo trascendentale” o “materialismo trascendentale” – ma questo non è “materialismo” nel senso comune del termine. Diversamente dal materialismo, il materio-idealismo non dice che la coscienza sorge magicamente quando l’organizzazione della materia raggiunge un particolare livello di complessità. Ciò renderebbe la coscienza un semplice epifenomeno, una qualità astratta o una proprietà, senza alcuna realtà in sé. E come può una mera proprietà della materia muoversi e guidare la materia, come deve fare se abbiamo un vero libero arbitrio?

Soggettivamente, coscienza significa consapevolezza, consapevolezza delle sensazioni ed è assolutamente misteriosa. Non può essere ridotto a nient’altro, né spiegato in termini di altro: è la realtà ultima. In quanto tale, è molto più che consapevolezza; è l’essenza stessa, la vera essenza dell’esistenza. La coscienza, la vita e la sostanza sono una triade inseparabile, coestensiva e coeva con una natura infinita o uno spazio senza confini; tutti questi termini sono in definitiva identici: un unico mistero irriducibile.
Quindi, piuttosto che ridurre la vita e la coscienza ai ciechi, movimenti meccanici di particelle di materia, l’idealismo materno eleva la materia allo stesso stato misterioso della vita e della coscienza. Ciò significa non solo che ogni sistema naturale è un’entità sostanziale, vibrante di vita e che possiede una coscienza del proprio tipo; tutto è coscienza-vita-sostanza di una particolare gamma di vibrazioni e forma. E ogni fase della sostanza energetica nasce e dà origine ad altri livelli di realtà, dentro e fuori. Tale filosofia non è certamente ciò che la maggior parte della gente comprende dal “materialismo”.

Alcune persone potrebbero dire che l’enfasi sulla causalità è troppo meccanicistica e non rende giustizia al mistero dell’esistenza.

Un piccolo pensiero mostra che la causalità è in realtà molto misteriosa. L’azione causale è talvolta chiamata azione di contatto, perché sembra implicare collisione, seguita da deformazione elastica e rimbalzo. Ma se spingo un oggetto, la mia mano non lo tocca veramente; gli elettroni esterni degli atomi più esterni della mia mano e l’oggetto si respingono l’un l’altro. Le particelle della materia interagiscono attraverso una sorta di campo di forza, che molto probabilmente coinvolge particelle più fini, circondate da campi di forza anche più sottili, ecc. Ecc. Quindi non importa quanto lontano estendiamo la nostra analisi, non troveremo mai nulla di realmente toccante. Eppure due cose non possono scontrarsi e rimbalzare a meno che non avvenga un qualche tipo di contatto.

Quindi abbiamo un paradosso: il contatto deve avvenire, tuttavia il contatto deve essere trasmesso attraverso un numero infinito di livelli di struttura, e l’infinito è un’astrazione. Ma se ci pensiamo, in realtà stiamo incontrando e risolvendo paradossi simili in ogni istante della nostra vita. Secondo il paradosso di Zenone, il movimento è impossibile perché in ogni minimo movimento, la distanza da spostare può essere divisa in una somma infinita di distanze minori: metà della distanza, più un quarto, più un ottavo, ecc. . Ma di fatto rimane che la somma di queste infinite divisioni è finita; in altre parole, ogni distanza finita è infinitamente divisibile – ma questo certamente non sembra presentare problemi insormontabili al nostro muoversi. Un universo infinito non può contenere spazi vuoti di nulla; è una pienezza senza soluzione di continuità in cui tutte le entità e le cose sono collegate da un continuum di energia-sostanza di gradi infinitamente variati. La mente umana non riesce ad apprendere questo spettro illimitato di energie in tutta la sua ricchezza e pienezza.

Il modello meccanicistico “newtoniano” del mondo fisico quotidiano è chiaramente una enorme semplificazione, sebbene di immenso valore pratico. In realtà, ciò che chiamiamo oggetti solidi e collisioni meccaniche sono di una complessità incommensurabile.

Se tutto nell’universo è determinato causalmente, non si può più ragionare in termini di creatività e libero arbitrio; a livello fisico non c’è certamente un determinismo assoluto – se esistesse, ciò escluderebbe il libero arbitrio. L’indeterminismo relativo a livello subatomico implica che gli eventi fisici possono essere influenzati e guidati da fattori parafisici e impulsi originati da piani interiori, inclusi piani mentali e spirituali. Si può anche intendere che il libero arbitrio è una forma di causalità in quanto una volta che la mente ha liberamente scelto una particolare linea d’azione, influenza il cervello fisico in modo tale da portare l’azione desiderata. Ma come nasce la decisione o la scelta in primo luogo? Se anche questo è causalmente determinato, come può essere libero?

Una scelta o decisione libera è quella risultante dalla deliberazione autocosciente in contrapposizione a un impulso o un’idea puramente abituale o istintuale. Ma ovviamente anche le scelte ‘libere’ sono pesantemente influenzate dagli schemi abituali di pensiero, sentimento e comportamento derivanti dal nostro lungo passato. Tuttavia, molti di noi sentono di possedere una misura di vera libertà. Asserire il libero arbitrio al caso è assurdo: le decisioni e le scelte che sono appena spuntate nelle nostre teste senza alcuna ragione non sarebbero affatto espressione del nostro libero arbitrio. Il libero arbitrio deve quindi essere un fenomeno causale; coinvolge l’auto-determinismo auto-conscio – ma chi può sondare il mistero dell’autocoscienza o dire dove si trovano i confini del nostro sé (o di noi stessi)?

Potremmo dire che non accade mai nulla che non sia nuovo e unico in questo universo di infinite possibilità. Ma allo stesso tempo, nulla è assolutamente nuovo e unico perché nulla è assolutamente estraneo al passato.

Come considerare la possibilità di previsione in un universo causale infinito?

In un universo causale infinito, “informazione sufficiente” dovrebbe significare un’infinità di informazioni, ed è impossibile possedere un’infinità di informazioni. Quindi tutto non è assolutamente prevedibile, nemmeno in teoria.

Vi sono prove che le persone possono occasionalmente intravedere scorci del futuro, con diversi gradi di accuratezza; a volte sono in grado di evitare ciò che hanno previsto (o sono stati avvertiti), e talvolta cercano di fallire l’evento. Inoltre, gli adepti altamente evoluti possono ottenere informazioni molto affidabili su importanti eventi futuri – non eseguendo calcoli ma usando la loro visione spirituale per osservare la direzione in cui gli eventi si muovono sui piani interni, poiché il futuro si dipana dagli schemi del presente ed è quindi prefigurato nel presente.

Quindi, l’ordine causale e la regolarità sono abbastanza compatibili con la creatività e il libero arbitrio; un universo infinito dovrebbe offrire più che sufficiente mistero e meraviglia per tutti. Termini come coscienza, sostanza e causalità lasciano immutato il mistero supremo della realtà. Ma tali concetti sono assolutamente indispensabili se vogliamo ottenere una comprensione pratica e approssimativa dei processi che avvengono in ogni sistema-mondo concreto.

La nostra comprensione del mondo che ci circonda non è avanzata di una virgola invocando tutti i tipi di astrazioni vuote e dotandole di realtà magica. Le moderne teorie scientifiche sono disseminate di concetti astratti e illogici, ma sono poveri sostituti dei mondi interiori della coscienza-sostanza. Gli esempi includono: spazio vuoto, spazio curvo, dimensioni spaziali aggiuntive, possibilità assoluta, particelle e persino universi che spuntano fuori dal nulla, regolazione dei processi fisici da “leggi della natura”, particelle infinitesimali, stringhe unidimensionali, onde di probabilità che possono “collassare” in particelle materiali, connessioni non locali istantanee, inversione temporale, ecc. ecc. Contrariamente a quanto alcuni scienziati sembrano pensare, i concetti astratti non possono influenzare il comportamento della materia e quindi non spiegare nulla, per quanto possano essere utili in determinati contesti.

Alcuni scienziati che parlano di un regno “trascendente” tendono comunque ad insistere sul fatto che è completamente diverso dal nostro mondo, così che la loro teoria equivale a una forma estrema di dualismo: da un lato abbiamo il nostro mondo fisico tangibile, un mondo di materia ed energia, spazio e tempo, in cui le cose si muovono a velocità finite (anche se presumibilmente non più veloci della luce); dall’altra c’è una specie di regno “trascendente” che è presumibilmente al di là di tutte le possibili concezioni dello spazio e del tempo, privo di qualsiasi tipo di materia ed energia, privo di movimento, popolato solo da astrazioni matematiche e che in qualche modo collega tutto insieme da connessioni assolutamente istantanee. C’è sempre una separazione di fondo. Un tale regno è chiaramente nient’altro che un’astrazione vuota, che in nessun modo ci aiuta a capire il nostro mondo.

L’alternativa è seguire la legge dell’analogia e postulare infiniti livelli di struttura, collegati da reti infinitamente complesse di interazioni causali, su uno spettro infinito di piani, in una gamma infinita di scale, che coinvolgono una serie infinita di vita, evoluzione, entità coscienti.

Al di là e all’interno del mondo fisico, ci sono mondi reali – non regni astratti, assolutamente intangibili nascosti in “dimensioni” matematiche inaccessibili, ma mondi reali e concreti. I sensitivi e chiaroveggenti ordinari possono intravedere i livelli più bassi di essi, mentre gli adepti addestrati o i maestri spirituali possono osservare con precisione attraverso la chiaroveggenza spirituale, o visitare i loro corpi più sottili, i piani superiori che per noi sono regni della mente e dello spirito. E si dice che tutti questi mondi siano popolati da entità viventi e che siano altrettanto importanti per i loro rispettivi abitanti quanto il nostro mondo è per noi. Tutto è relativo e ciò che è materia densa per un’entità, può essere forza o energia o mente / spirito / coscienza verso altre entità, e viceversa. Non c’è motivo di supporre che ci siano dei limiti al numero di mondi interconnessi all’interno dei mondi: tutto è annidato all’interno di una gerarchia di sistemi più grandi e contiene in sé un’infinità di sistemi più piccoli. L’ipotesi di regni interpenetranti di coscienza-sostanza è verificabile e verificabile – per quanto i nostri sensi esterni ed interni attualmente evoluti possono portarci.

Igno-Rando

 

 

Tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Comments are closed.