Modulazione della linea temporale attraverso il sistema casuale degli eventi

Più che una ricercatrice, mi definisco una pensatrice e, poiché gli argomenti che riguardano la tendenza e la possibilità di evoluzione verso la conoscenza delle leggi dell’Universo mi hanno sempre travolta in intere giornate di riflessione, vorrei esporvi queste mie considerazioni a titolo di vera appassionata. Ho sviluppato miratamente questo articolo, in un mese di analisi. Naturalmente, essendo – questo mio – frutto di riflessioni, vorrei che giungessero, in particolar modo, ai matematici e ai fisici dotati di uno spirito creativo ma, soprattutto di lungimiranza scientifica.

Intanto, la vita di tutti noi è fatta di eventi che si susseguono, uno dietro l’altro, a formare il decorso del nostro qui ed ora; ci siamo noi, come sono presenti nel nostro qui ed ora anche tutte le varie forme di vita tangibile, soggette anch’esse dalle leggi fisiche cui siamo necessariamente veicolati. Tutto ciò è contenuto sul nostro pianeta, ossia lo spazio in cui possiamo muoverci ed essere. Non possiamo prescindere dalle leggi fisiche. Ma cosa succede quando si scopre che le probabilità che un evento si manifesti è legato a delle leggi di calcolo che legano a quell’evento gli eventi di tutto un insieme, che a sua volta è compreso in un altro insieme e a sua volta in un altro, ecc? Apparentemente, non sembra proprio così; tutto appare come casuale, come se il destino abbia voluto che un determinato avvenimento sia successo nella vita di ciascuno perché in qualche modo doveva avvenire (la nascita di un figlio, la scelta di un percorso di studi, l’elezione di un presidente, la scelta di indossare una maglietta piuttosto che un’altra, il guardare a sinistra piuttosto che a destra mentre si attraversa la strada e venire investiti oppure no, fortuna o sfortuna nella vita…ecc ecc).

Tutto accade attraverso il tempo in uno spazio, definito spazio-tempo, determinando la linea temporale sia individuale che collettiva o, meglio, la linea temporale di ogni sistema di insiemi e sottoinsiemi, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, anche se ancora non si è ben compreso il suo funzionamento nonostante si possa prevedere a grandi linee l’effetto, ossia la sua proiezione futura. Ci ho pensato molto su e, per questo motivo, l’articolo che vi sto consegnando nelle mani è dotato di esempi grafici (purtroppo non matematici, questo spetta al vostro compito, sempre che vi possa fare piacere), esplicativi di alcune leggi o teorie fino ad ora non ancora smentite, facendo parte del campo sperimentale sullo studio della logica delle grandi cose, di cui noi non conosciamo che un minimo. Tuttavia, per fortuna, sta cambiando l’approccio alla fisica e alla matematica, e il desiderio è di applicare la seconda alla prima con effetti reali, tangibili, non solo ipotizzabili o dati per certi anche se non corrispondenti a nessuna concretizzazione sul mondo fisico. E finalmente, posso capirci qualcosa anche io che, a un certo punto della mia vita, constatando che la matematica spesso e volentieri portava alla teorizzazione di un risultato non reale ma considerato giusto mi sono persa il filo della questione; andavo benissimo a scuola, fino a quando mi sono scontrata in questo “problema” che, in realtà, ho scoperto non essere puramente personale ed illogico ma si fondava su una precisa mentalità, ossia quella della concretizzazione di dati e calcoli a fatti ed eventi o stati. Ho sempre avuto il bisogno di capire che un’equazione (con tutte le probabilità del caso nel suo risultato), così come una curva su un grafico o una formula fossero, in realtà, la trascrizione numerica di qualcosa di certo o possibile, in un dato contesto e non un’ipotesi, un’immaginazione.

Nell’impostazione tradizionale, che potremmo indicare come meccanicistica, ci si aspetta che una volta scritte le equazioni che regolano l’evoluzione temporale di un fenomeno e determinate le condizioni iniziali, risolvendo le equazioni, si possa avere una completa conoscenza del sistema ad ogni tempo futuro.

Questa definizione è riassunta da Laplace, nel suo manifesto sul determinismo:

Dobbiamo dunque considerare lo stato presente dell’universo come effetto del suo stato anteriore e come causa del suo stato futuro. Un’intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e le posizioni rispettive degli esseri che la compongono, se per di più fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all’analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell’universo e dell’atomo più leggero: nulla sarebbe incerto per essa e l’avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi.

Ma succede che, in realtà, qualcosa sfugga al determinismo e viene sollevato attraverso la probabilistica che si basa sulla meccanica quantistica. Si sapeva già che le teorie scientifiche hanno dei limiti di validità di natura fisica: il dominio della meccanica classica, per esempio, è limitato da un lato dalla meccanica quantistica e, dall’altro, da quella relativistica. Ossia, le teorie hanno dei limiti numerici. Entra pertanto in scena la valenza dei modelli non lineari. Siamo cioè entrati nell’era in cui il “caso” viene contemplato nella teoria del caos.

Sarete sicuramente già informati dato il fascino di queste nozioni e piuttosto mi vorrei concentrare sul nocciolo del mio articolo, ossia sulla possibilità di riuscire a modulare una linea temporale, attraverso una serie di complessi calcoli di previsione, gestendone gli eventi e riuscendo, così, a modificarne la traiettoria. Così come ve la scrivo sembra roba da fantascienza ma andiamo a vederne i dettagli.

Un sistema caotico è un sistema dinamico fortemente dipendente dalle condizioni iniziali e con una evoluzione non lineare, complesso ed imprevedibile. Una variazione infinitesimale nelle condizioni iniziali determina variazioni finite e importanti sia sui risultati in uscita e sia sull’evoluzione del sistema nel tempo. A causa della forte dipendenza dalle condizioni iniziali (o condizioni di ambiente) non è prevedibile con largo anticipo. L’esempio più banale di questo sistema sono le previsioni meteo. Basta, cioè, una minima variazione del vento per stravolgere totalmente le condizioni meteo previste sul bollettino di un luogo, anche perché, per prevedere che tempo farà – ad esempio – in Sardegna, bisogna considerare l’andamento del tempo di tutto il globo e, pertanto, entra in gioco il calcolo della probabilità da un range a un range per cui possa spuntare il sole. Ma è molto difficile che il risultato combaci con la previsione perché un minimo scarto in una condizione iniziale determina una larga differenza, uno scarto in esponenziale tra il fatto che possa esserci sereno e che invece si manifesti la pioggia (modello delle dodici variabili di Lorenz).

Per dirla con un altro esempio, prendiamo un campo di calcio e ci mettiamo sopra la palla, poi prendiamo un calciatore bravissimo e gli diremo di colpire la palla sempre nello stesso modo e lo scopo sarà quello di far percorrere alla palla sempre la stessa traiettoria. Per quanto bravo sia il calciatore, non sarà mai in grado di colpire esattamente la palla con la stessa forza nello stesso punto e con la stessa incidenza del suo piede sul punto della palla in quanto questa sarà colpita, anche se con uno scarto minimo, ogni volta in punti differenti.

Dal semplice disegno in fig. 1 si capisce che i sistemi caotici sono fondamentalmente instabili: piccoli scarti iniziali conducono velocemente a grandi deviazioni. Subentra quindi anche il fattore dell’incidenza di un fenomeno nella determinazione di una traiettoria o di una previsione.

Evento

Il punto in cui viene colpita la palla in quel preciso istante è un evento. Il calcio ha una certa forza, è dato in un punto solo del pallone, in un determinato modo e con una determinata angolazione del calciatore, della sua gamba ecc. La palla impiegherà un determinato tempo t per determinare un altro evento tra le previsioni, che in questo caso sono tre: evento 1b – colpirà l’albero; evento 2b – entrerà in porta; evento 3b – andrà in testa a una persona che stava camminando nel campo di calcio.

Avremo così tre risultati, con tre effetti diversi, nonostante l’impegno del calciatore a fare il meglio che può.

Partendo dalla definizione

In fisica il concetto fondamentale è quello di evento. Un evento indica una posizione nello spazio-tempo ed è indicato mediante un quadrivettore in cui compaiono sia le coordinate spaziali che quelle temporali (x,y,z,t,) .(Minkowski)

per quanto riguarda lo studio della relatività, possiamo affermare che un evento è pertanto un fenomeno fisico, localizzato in uno specifico punto dello spazio quadrimensionale (larghezza, lunghezza, profondità, durata). Attraverso un modello dovremmo riuscire a determinare un’ovvietà, ossia, che l’evoluzione normale del sistema crea legami tra le diverse variabili che lo descrivono, e riduce in egual misura il numero delle variabili effettivamente indipendenti (è impossibile che la palla colpisca un gatto perché non ci sono gatti sul campo di calcio ecc. – variabile indipendente). Per mostrare come funziona il meccanismo di riduzione del numero di variabili si deve fare ricorso ad un altro modello del 1963, elaborato sempre da Lorenz. A questo modello bastano tre variabili esplicative per riuscire a visualizzare il funzionamento di un sistema caotico come la traiettoria di un punto nello spazio tridimensionale.

Esempio dell’attrattore di Lorenz

Semplificando le equazioni del moto alle derivate parziali che descrivono il movimento termico di convezione di un fluido, Lorenz ottenne un sistema di tre equazioni differenziali del primo ordine.

Sebbene le equazioni, a causa del forte troncamento, descrivano bene il fenomeno di convezione solo per ρ ≈ 1\rho \approx 1 , esse vengono utilizzate come modello a bassa dimensione per un comportamento caotico, portando il parametro ρ dell’equazione completamente fuori dall’appropriato regime fisico. Volendo però ottenere un modello più fedele per ρ ≠ 1 , bisognerà utilizzare le equazioni nella loro forma non approssimata:

dove g \kappa è l’ Accelerazione di gravità, α \alpha il Coefficiente di dilatazione termica, ν \nu la Viscosità cinematica, κ \kappa la Conducibilità termica, θ il campo della temperatura che misura la deviazione dall’equilibrio, e Ψ \Psi la funzione di flusso per un moto bidimensionale, tale che i componenti della velocità u = ( u , v ) sono definiti come

Oggetti geometrici di questo tipo, rappresentativi del moto di un sistema caotico nello spazio delle fasi, vengono per l’appunto definiti attrattori strani.

——

Sono state proprio queste indicazioni e queste formule, la rappresentazione grafica dell’attrattore a trasferire il ragionamento dal fenomeno di convezione di un fluido al mio concetto personale di fluidità delle forme viventi in una linea temporale, ma era necessario dapprima illustrare parte delle chiavi di riflessione che, ancora non ho terminato di elencare. Come collegare le forme viventi, obbedienti alle leggi della fisica in uno spazio?

Oltre al discorso delle particelle della meccanica quantistica, non meno importante nelle relazioni in un sistema, sono convinta, sul piano fisico, che vi sia un contributo importante da dare alla composizione biochimica delle forme viventi sul piano fisico. Ovviamo al fatto che tutti sappiano che la materia vivente è per lo più composta da carbonio. Il carbonio è un componente fondamentale di questa, presente sia in forma inorganica (carbonati e bicarbonati) sia, soprattutto, in forma organica. Altro componente è l’acqua, il costituente inorganico più abbondante degli organismi viventi. Per l’uomo adulto diversi autori danno valori variabili fra il 58 e il 67%, con una notevole diversità nei vari organi, tessuti e liquidi. Esiste una forma di elettroconduttività nella composizione delle forme di vita che pertanto, interconnette le informazioni emesse dalla materia pensante. Si dice anche che l’acqua reagisce alle emozioni, modificando la propria struttura. Il cervello umano è composto per l’80% in media da acqua…e non è un fattore casuale nella determinazione del pensiero oltre che nel suo funzionamento, ricevendo ed emettendo impulsi elettrici. L’attività elettromagnetica che avviene all’interno del corpo umano, crea un unico, personale ma modificabile CEM-Campo Elettromagnetico che contiene un’enorme quantità di informazioni, queste vengono trasmesse anche con l’esterno. Si è scoperto inoltre che l’energia elettromagnetica irradiata dall’uomo è in relazione diretta con la salute, la vitalità e le reazioni emozionali (collegate alla composizione biochimica di cui è composto il corpo che è legato ai sensi).
Il corpo umano può essere paragonato ad una stazione di trasmissione sia ricevente, ovvero sia come trasmettitore che ricevitore di CEM-Campo Elettromagnetico emesso e modulato con una banda che va da circa 1,5 a 9,5 Megahertz. Da recenti studi con la fisica quantistica si è arrivati a capire che la banda del corpo umano non è solo nell’intorno delle onde Corte (1,5 -9,5 MHz, questa e’ quella relativa all’emissione di campo elettromagnetico generato dalle cellule e dagli organi), ma si estende molto più su, almeno fino alla banda di emissione della Luce (guarda caso, dove si manifesta proprio lo spazio-tempo), e lo stesso vale per tutti i corpi. Se ciò non fosse, i nostri elettroni non potrebbero scambiare informazioni con i quanti di luce che ci colpiscono. Dalla luce incidente sui corpi (di qualsiasi tipo essi siano), avviene la continuità della vita (pensate alla sintesi clorofilliana, ma anche al fatto che nessuno di noi resisterebbe al buio per un periodo molto lungo). La vita stessa dell’Universo materiale si basa sulla Luce. Il fatto che noi di notte vediamo il cielo buio e’ solo dovuto alla curvatura dello spazio/tempo introdotta dalla massa della nostra Terra e da tutto ciò che gli sta nell’immediato intorno, che generando un campo gravitazionale ne modifica gli aspetti. La luce non va più in linea retta, lo spazio e’ curvo, il tempo diventa relativo alla Terra. E, pertanto siamo soggetti al suo spazio e al suo tempo. Per fare sì che ciò avvenga in modo uniforme, la nostra stessa composizione ci interconnette generando le scelte che ci accomunano su larga scala. Un ricercatore che recentemente sta pubblicando ricerche importanti in questo senso, Gianluca L. ha spiegato in che modo si compone l’ EM eterico, il quale è collegato al centro istintivo della specie e l’EM mentale (che determina il libero arbitrio) e, pertanto, da queste sue analisi mi è stato possibile ampliare le mie riflessioni in relazione alle possibilità che conducono alla determinazione degli eventi, sia dal punto di vista individuale che collettivo. Ne raccomando la lettura al link di rimando.

Ma è vero anche che un evento non è solo definito dalle proprie scelte; ogni evento è interconnesso ad altri, a prescindere dalla distanza sia fisica che temporale. E’ vero, il libero arbitrio ci conduce a definire il percorso della nostra vita, ossia la successione degli eventi che, sia per mezzo dei bivi che secondo la legge di causa-effetto da questi determinati, siamo portati costantemente ad affrontare, a partire dalle cose più semplici giungendo sino alle scelte più importanti. E, poiché tutto si basa su modelli di calcolo, persino un gesto semplice in un contesto predeterminato da un valore di intersezione, non è meno importante di una grossa scelta in quanto le piccole scelte sono quelle che conducono al bivio e il bivio a sua volta è rappresentato dalle scelte chiave del proprio decorso.

Ciò che ho elencato va approfondito essendo davvero esteso ma io ho esposto in questa occasione sperando di fornirvi lo spunto corretto da seguire se vorrete addentrarvi nel suo studio che serve anche a me per procedere con l’analisi dell’interazione tra gli eventi, da me ipotizzata.

Funzionamento dell’attrattore

Nell’attrattore di Lorenz, il suo stato ad un istante dato, è rappresentato da un punto nello spazio abituale: le tre coordinate del punto corrispondono ai valori delle tre variabili descrittive nell’istante considerato. Una volta scelto il punto iniziale, l’evoluzione del sistema è interamente determinata dalle equazioni di Lorenz, e il disegno che vedete è la traiettoria corrispondente. La si può osservare mentre si avvolge alternativamente ora intorno a un’ansa, poi intorno all’altra per ritornare, successivamente, alla prima, indefinitamente ed in modo aleatorio, senza che si possa mai prevedere quanti giri farà la traiettoria da una parte, né quando passerà dall’altra. Si nota la forma a sella, tipica dell’attrattore, che è formato da due parti, una a sinistra e l’altra a destra. E’ stata rappresentata una sola traiettoria, che passa da una parte all’altra, compie dei giri – che sono estremamente variabili – per poi andarsene. Su internet esistono molte rappresentazioni dell’attrattore, ma ciò che il computer non può mostrare è che le due parti di questo sono formate da un solo foglio piegato su sé stesso in un modo eccezionalmente complicato. La rilegatura di queste pieghe determina i punti di intersezione, ossia il bivio entro cui il foglio procederà passando da una parte o restando nell’altra.

Viene da pensare all’analogia della ruota del mulino sotto alla cascata di sabbia, con cui si giocava al mare. Da sopra cade la sabbia, e non si sa se le pale della ruota gireranno in senso orario o antiorario. Non sai in che modo gira la ruota ma dipende dalla condizione favorevole, ed è proprio il bello nella sua osservazione. Nell’attrattore di Lorenz ritroviamo una situazione del genere: la zona centrale, dove si incrociano le due anse, è una sorta di bivio dal quale si biforcano in maniera evidente le varie traiettorie. Se prendiamo un altro punto nello spazio e ripetiamo l’esperimento, vedremo che si riforma la stessa figura a due anse ed è per questo che l’oggetto limite ha il nome di attrattore, in quanto attira le traiettorie presso il centro. La sua struttura è quella di una sfoglia, che potremmo immaginare come un libro ripiegato su sé stesso, ma il volume occupato nello spazio è nullo. E come non rapportare questo ai bivi della vita? Qualcuno tra gli esseri umani si accorge, al di là della chiaroveggenza, quando un evento si sta approssimando al suo compimento determinando la concretizzazione del suo futuro attraverso una relazione di causa-effetto? Purtroppo lo capisce solo dopo, dal breve al lungo termine.

L’ultima definizione in grassetto mi fa molto riflettere sul fatto che, anche il passato così come il futuro, disposti a comporre una linea temporale, di per sé occupano uno spazio nullo, ma ci sono e vivono, pertanto, nel mondo dei quanti. Se rapportiamo il funzionamento dell’attrattore di Lorenz alla vita, dobbiamo essere in grado di analizzare la periodicità in cui, di volta in volta, si raggiunge il bivio entro cui dovere necessariamente compiere una scelta secondo il libero arbitrio. Dovremmo essere capaci di individuare le relazioni tra questo e gli eventi possibili ad esso interconnessi (nei futuri possibili). Quindi, si tratta di far parlare delle lunghe serie di numeri attraverso un intervallo temporale di un percorso passato studiando lungo i vari cicli dell’intervallo, ogni quanto si determina il “bivio”; quest’analisi può essere applicata alla storia dell’umanità, ogni quanto ci sono le guerre, le crisi economiche, le riprese, i balzi tecnologici, le scoperte, i cambi di corrente ecc…Ma è molto complicato riuscire a determinare la previsione di un bivio sulla base di questo grafico che, da come vedrete, vi restituirà una totale imprevedibilità. Perciò, ad una prima conclusione, potremmo affermare che il sistema che stiamo studiando è aleatorio, limitandoci ad osservarlo in maniera puramente statistica. Se però questi stessi “bivi” fossero disposti a coppie, e ad ogni coppia si associano due osservazioni successive sul grafico cartesiano, noteremo la creazione di una parabola perfetta, concludendo che la successione delle cifre, da sola, sembra aleatoria, ma la successione dei “bivi” non lo è affatto, potendo scrivere esplicitamente la legge di successione delle coppie che, ovviamente, si allaccia matematicamente alla relazione quantistica tra gli eventi. C’è quindi un meccanismo, anche se la successione degli eventi non presenta alcuna caratteristica di regolarità, facendoci sospettare la presenza del caso. La serie dei bivi che si presentano nella vita individuale o nel decorso di un sottoinsieme composto da individui o esseri viventi – o insieme, o gruppo – non è aleatoria, bensì determinista, ma la scelta della strada da percorrere è legata al caso (dato dalla possibilità di scegliere, ossia dal libero arbitrio) che, fino al momento in cui questo si compie, non si è in grado di conoscerne il risvolto. Ecco anche il motivo per cui non si interviene sul decorso di una specie come la nostra; se Dio (o chi per esso) intervenisse a correggerci ogni volta che il nostro percorso versa in una traiettoria in negativo, non si sarebbe in grado di determinare la nostra evoluzione secondo il decorso naturale ma verrebbe compromesso da agenti esterni. E’ chiaro che degli interventi di direzionamento ci sono stati, lungo la storia dell’umanità, ma il resto deve essere compiuto dalle scelte prettamente umane.

Come giungere alla previsione di un bivio?

Purtroppo, l’errore cui siamo e saremo soggetti ancora per un bel po’ di tempo, sta negli arrotondamenti dei calcoli decimali, in quanto un computer, per semplificazione, tende a prendere, di un risultato, solo fino a un certo numero di decimali oltre la virgola (ad esempio: 0,5624854263341698) e non tutta la cifra che ne risulta. Questa serie di arrotondamenti, che variano da calcolatore a calcolatore, non potrà mai restituire esattamente una previsione, determinando il cambio di traiettoria sulle ipotesi circa il verificarsi del bivio. Le traiettorie che si andranno ad effettuare sul grafico divergono sin dal principio, anche se inizialmente la differenza è impercettibile, questo perché lo scarto tra l’arrotondamento e il calcolo esatto non diverge di molto ma, con il sommarsi dei vari calcoli avviene un’accentuazione esponenziale (effetto farfalla). Sapremo, tuttavia, che prima o poi i bivi mancanti si situeranno sopra la curva nonostante tutto, ed è quello che differenzia un sistema caotico da uno deterministico, attraverso la formula ricorsiva

Attualmente, la traiettoria “giusta” non è accessibile al calcolo. Qualunque sia la precisione dei calcoli, la traiettoria di questi se ne discosterà dopo un po’ di tempo più o meno lungo, ma se ne discosterà con certezza assoluta. E’ evidente anche che, dal momento che si inserisce la dimensione spazio-temporale nelle logiche di calcolo, è impossibile determinare la previsione di un sistema infinito di variabili interconnesse. Che significato dare, pertanto, ad una simulazione numerica? Non si sta calcolando né una traiettoria reale né una giusta! Anche se è Laskar a fornire una parziale soluzione, attraverso lo shadowing lemma, spostando il punto di origine di una previsione e creando un avvicinamento all’esattezza nell’ordine di una decina di tappe significative (non di cento), in cui la traiettoria ottenuta si avvicina miracolosamente a quella vera credo, tuttavia, che tale sistema non abbia risolto veramente la situazione, qualora, anziché alla meccanica celeste, volessimo applicarlo per calcolare la traiettoria degli eventi lungo il corso di una linea temporale in un tempo caratteristico sulla vita di qualcuno o di un gruppo come, ad esempio, la sopravvivenza di una specie evoluta e dotata di coscienza attraverso un sistema di interconnessione. Secondo il mio pensiero, è necessario a tal proposito strutturare dei calcolatori appositi, magari in grado di elaborare simultaneamente, ciascuno, una parte dell’osservazione del tempo caratteristico T che sarà impostato per la pianificazione di più variabili entro un numero di possibilità favorevoli, in grado di determinare il risultato sulla base di quello che il calcolatore precedente consegna al successivo (è una mia idea che lascio alla curiosità degli sviluppatori).

Tornando al discorso, per fare un esempio tra modelli, quello della meccanica celeste, basato sulla legge di Newton, non è rigorosamente esatto. Il modello che oggi consideriamo esatto è quello sulla curvatura dello spazio-tempo anche se la differenza tra i due è impercettibile, ad eccezion fatta per Mercurio, le cui equazioni del moto richiedono una “correzione relativistica”. Apparentemente niente di grave, poiché si tratta di collocare il moto di Mercurio entro un cubo spaziale di qualche centinaio di metri di scarto…ma da questo possiamo calcolare una media statistica di casi favorevoli in cui, prima o poi, si otterrà la sua fuga dal sistema solare. Quindi…niente di grave…fino a un certo punto!

La teoria del caos allarga in misura considerevole le modalità di impiego dei modelli deterministici. Finora il loro utilizzo sembrava limitato a dei sistemi completamente prevedibili e trasparenti allo sguardo di chi poteva penetrare nel passato remoto così come nel futuro più lontano (la visione di Laplace citata sopra, il quale, per il semplice fatto che l’universo obbediva alle leggi di Newton, concludeva che tutto è determinato dal presente, e che un essere intelligente che conosca con esattezza le posizioni e le velocità di ogni particella dell’universo potrebbe calcolare tutto il passato e tutto il futuro). Senza alcuna considerazione per la probabilità e l’intervento della mente cosciente di qualcuno entro il raggio che lo contiene, nella scelta della traiettoria tra quelle possibili. La teoria del caos ci propone invece, basandosi sul sistema di Lorenz, che l’universo segue sì un modello deterministico – e tutto al suo interno ne segue lo schema – , che si tratti di quello di Newton o quello di Einstein, ma ciò non significa che il passato e il futuro siano calcolabili, ossia, che la linea temporale sia calcolabile, ma solo prevedibile sulla base di una o più proiezioni che si basano su un sistema di calcoli, che devono essere giusti e non “aggiustati”. Il sistema in cui ci troviamo è, pertanto, anch’esso soggetto allo strano attrattore e il suo movimento è imprevedibile. Ecco risolto in un colpo solo, i problemi della libertà umana in un universo deterministico.

E qui si apre una questione decisiva. Quanto siamo capaci o convinti di usare il libero arbitrio nella scelta di un percorso? Onde evitare di seminare confusione, preferisco affrontare l’argomento un’altra volta, ma mi basta sollevare l’interrogativo a titolo di riflessione per percorrere il resto degli esempi grafici da me realizzati. Mi basta dire che non sempre l’interconnessione tra le menti, sotto varie forme, riconsegni a un individuo la possibilità di scegliere secondo un criterio neutro. Si è sempre condizionati e, nel bene e nel male, questo condizionamento ha determinato la sopravvivenza fisica della nostra specie, attraverso il percorso compiuto. E’ chiaro che ora sia necessario procedere verso l’evoluzione oltre che delle leggi con cui studiare il funzionamento delle cose, anche del modo di effettuare le scelte che ci ritroviamo al bivio della nostra esistenza, in quanto anche questo nuovo modo di vedere la realtà volge al campo della mente e della coscienza e dovremo essere in grado di coglierne le tappe.

Vado ad illustrare in forma semplificata l’evolversi degli eventi in un tempo caratteristico:

Nella fig.2 è illustrato l’originarsi della linea temporale LT, sulla base di un tempo caratteristico T, creata dalla scelta o dalla percorrenza di un evento (“puntuale”, inteso graficamente); scelta è percorrenza sono due fattori di coesistenza, dati dalla legge di causa-effetto. Giunti al bivio, tramite il libero arbitrio un essere senziente effettua la scelta che, di per sé, è un evento “puntuale” più importante, determinante; tale evento da luogo, come effetto, alla traiettoria di percorrenza dove sono stanziati altri eventi (relazione temporale), fino al raggiungimento di un altro bivio, che determinerà ancora una volta lo sviluppo della LT.

Gli eventi ignorati, di fatto, coesistevano nei futuri possibili, che sono collassati (e unisco volutamente il collasso della funzione d’onda); il che significa che non sono per questo spariti, ma si sono disattivati (principio di inseparabilità) e si presentano solo in un modo, quello raggiunto. Erwin Schroedinger nel 1926 fu il primo ad ipotizzare lo strano comportamento: se due sistemi subiscono una interazione mutua temporanea e successivamente vengono allontanati, non possono essere più descritti separatamente come prima dell’interazione, ma avranno un’unica rappresentazione (o funzione d’onda).
Questo fenomeno venne proposto come paradosso in un articolo di Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen, detto paradosso EPR, in cui compare per la prima volta il termine entanglement (ovvero non-separabilità). Pertanto, ogni futuro possibile è legato al futuro possibile divenuto evento ma rimane in una sorta di stato disattivato per mezzo di una sola rappresentazione nel presente.

Futuri possibili e condizioni favorevoli sono, pertanto, strettamente connessi. Si dovrebbe essere capaci di prevedere i futuri possibili attraverso un calcolo probabilistico e, pertanto, definire la strada della linea temporale attraverso una modulazione data dalla possibilità di individuare e non di scegliere, la traiettoria migliore.

In fig.3, (chi ha qualche nozione riconosce che lo schema è praticamente tratto dal diagramma di Minkowski), si possono osservare i punti di percorrenza della LT all’interno del cono di luce.

La velocità della luce, non solo è una costante fisica fondamentale ed immutabile dello spazio-tempo, ma rappresenta il limite fisico invalicabile per la trasmissione di un segnale e per la propagazione di una relazione causa-effetto.

Qualora si riuscisse a determinare parte delle variabili intrinseche alle maglie di intersezione delle proiezioni temporali e scegliere una traiettoria piuttosto che un’altra, si riuscirebbe a modulare il corso degli eventi attraverso la possibilità di percorrere la migliore delle strade offerte dal bivio cui si giunge. Perciò attraverso – non più l’affidamento al libero arbitrio non conoscendo il futuro o le conseguenze ma – l’individuazione della traiettoria migliore per mezzo della capacità di formulare la previsione.

Anche qui oltre a cambiare completamente visione del mondo e di noi stessi, dovremmo far cadere la cosmologia contemporanea.

La previsione è strettamente connessa all’Entanglement; un fenomeno prettamente quantistico, che ha molto ispirato Albert Einstein ed ha fatto passare notti insonni a Niels Bohr e compagnia: Einstein spese innumerevoli sforzi a cercare di demolire concettualmente il concetto di realta’ della meccanica quantistica, ma non ci è riuscito e la teoria è arrivata sino a noi alimentandosi dei successi delle sue previsioni.

La definzione entangled è riferita a delle particelle quantistiche, che mostrano una mutua interazione istantanea, la quale prescinde dalla distanza delle particelle stesse. Quindi, una proiezione futura è strettamente connessa al presente.
Einstein, tuttavia, era convinto che ”Dio non giocava a dadi“ e quindi tentò in ogni modo di demolire questo chiaro paradosso, ma non ebbe mai successo.
Si era quindi convinto che le particelle entangled possedessero delle variabili nascoste, che rendevano apparente l’ istantaneita’ della loro interazione mutua; fatto che da solo bastava a rendere l’approccio quantistico incompleto.

Ad Einstein venne in aiuto Erwin Bell che ideo’ una relazione detta disuguaglianza di Bell:

A(not B) +B(not C)>=A(not C)

Questa disuguaglianza venne dimostrata matematicamente e rigorosamente da Bell; se un fenomeno fisico risponde a questa disuguaglianza allora si tratta di un sistema locale (causa-effetto) – e, pertanto l’evento come conseguenza immediata del precedente; se viceversa questa relazione viene smentita sperimentalmente significa che il sistema in questione e’ “non-locale” e l’ interazione che ne deriva risulta “a distanza” – e, di conseguenza il bivio sull’attrattore strano.

Per parecchio tempo si e’ quindi pensato che l’azione a distanza fosse generata da variabili nascoste non più insite nella teoria quantistica, ma direttamente entro le particelle.
Per fugare ogni ulteriore dubbio nel 2003 venne in aiuto il lavoro di Anthony Leggett, che ideò una disuguaglianza, tale che, se violata dall’esperienza avrebbe invalidato anche questo “realismo residuo”.

Tale disuguaglianza si basa su due numeri A e B che possono valere sia 1 sia -1 (ad esempio la polarizzazione dei fotoni) e vale:

-1+|A+B|=AB=1-|A-B|

Anche questa disuguaglianza si è rivelata sperimentalmente falsa e questo fatto ha definitivamente demolito il concetto di realismo in fisica: le proprietà di un sistema acquistano significato fisico solo nel momento della misurazione e non prima. Le proprietà di un evento, pertanto, si definiscono nel momento in questo cui si osserva. Significa che la proiezione futura è un insieme di possibilità ma, fino a che il futuro non viene percorso, non sarà mai possibile fissarlo ad una condizione fisica.
L’entanglement, nel 1997 è stato utilizzato per “teletrasportare” un fotone da Vienna a Roma (Anton Zeilinger, Francesco De Martini et al).

Altro scenario in voga in questo periodo a cui si lega il fenomeno dell’ entanglement e che può essere una soluzione per l’elaborazione delle probabilità di un evento, e’ la cosidetta informatica quantistica, che utilizza delle particelle dette “qubit”, le quali posseggono solamente due stati fondamentali ( |0> ed |1> ) e una volta fatte interagire formano una entita’ indissolubile non-separabile detta qubits. I quantum bits sono delle informazioni, in grando di comporre dei cluster quantici che, secondo me sono alla base della misurazione di un’interconnessione attraverso la via favorevole tra due eventi. Perciò si dovrebbero sviluppare i principi da me esposti su calcolatori quantici, più che fisici, proprio per l’impossibilità di calcolo attraverso il sistema dei decimali. Perciò laddove un sistema di misurazione viene a decadere, è necessario che sia compensato da quello adeguato e che, in questo caso, muti anche il principio del calcolo stesso, basato su fattori diversi da quelli tradizionali che, a questo punto, non ci consegnano risposte.

Recenti esperimenti effettuati da Poul Jessen dell’ Universita’ dell’ Arizona hanno identificato delle segnature “caotiche” nei fenomeni quantistici ed in particolar modo in fotoni entangled: questi esperimenti (assieme ad altri) contribuiscono a gettare ulteriore benzina sul fuoco ed a sfumare sempre di piu’ la linea di demarcazione tra fenomeni quantistici (entaglement) e fenomeni classici (teoria del caos ed effetto farfalla).

Saranno i qubits a determinare il linguaggio di cui avremo bisogno per farci strada nella modulazione degli eventi relativi all’umanità intera per una gestione consapevole e volta all’evoluzione, unendo pertanto il campo fenomenico presentato dalla teoria del caos in un unicuum nella Realtà che ci appartiene, considerando che le dimensioni che ci riguardano sono molte di più che quattro, estendendosi ai piani dell’intangibile e del mentale nonché dell’energia di cui siamo composti ed è composto il Tutto? Quando arriveremo a smentire o confermare ciò, saremo a cavallo.

Dott. ssa Debora Avola per Igno-Rando

Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*