Impiego della tecnologia fac simile E.T. in campo militare

UFO62_1280x720Gran parte della vicenda dei dischi volanti è avvolta nella leggenda, per cui il semplice appassionato o curioso non è in grado di discernere chi e cosa è possibile considerare autentico oltre le apparenze. Al di là di quanto si possa credere, la tecnologia aliena è estesa ad ogni campo, dall’avionica alla medicina, dal settore genetico a quello agrario, dal settore bellico a quello dell’ortopedia e, in alcuni casi, solo determinati addetti riescono ad impiegarla nel settore cerebrale, extra corporeo e spirituale. Il vero problema è che, nonostante questo immenso patrimonio consegnato nelle mani dell’uomo, non si sa bene come integrarlo con la vita comune, e gli studi per comprenderlo e applicarlo si concentrano per lo più nei settori prettamente meccanici quindi bellici, relativi alla fornitura sempre più all’avanguardia di aeromobili, innovazioni nella genetica medica e nel settore ambientale. Tuttavia, nonostante i progressi ottenuti negli ultimi decenni, si è ancora allo stato principale del suo utilizzo a tutto tondo. Alcuni ambienti hanno capito e continuano ad insistere sulla linea in quanto i risultati migliori fin’ora ottenuti sono tratti da contesti base e non da strutture complesse; basti pensare che, in linea di massima, in laboratorio si riesce ad utilizzare al massimo il 15% del prodotto alieno in possesso e, pertanto, se da questa percentuale si ricavano studi per costruire velivoli sperimentali che trovano in primis impiego nel campo militare e poi nel campo civile con scarsi risultati, chissà come si potrebbe utilizzare e che scenario si originerebbe dal restante 85% nel pieno delle sue funzionalità!!!

Ma soffermiamoci in quest’analisi nello studio della tecnologia aliena in campo militare. C’è da fare una premessa. La tecnologia aliena vera e propria non viene concessa palesemente, viene copiata e, innanzi tutto, richiesta; in casi estremamente particolari viene utilizzata da personale e.t. stesso, mentre solo in un unico caso cè una collaborazione congiunta tra e.t. ed umani in un laboratorio europeo all’interno di una base non dismessa ma in piena attività lavorativa.

maxresdefaultPoiché l’articolo vuole riflettere sul tentativo di applicare la tecnologia derivante da settori atti alla comprensione o per lo meno al tentativo di tradurre in un risultato umano la tecnologia aliena, va da sé che tali tentativi siano esclusivamente gestiti e organizzati in strutture paragovernative, interfacciate sulle varie potenze mondiali e, di conseguenza, strettamente collegate alle forze armate. Ecco perché il discorso UFO è sempre legato alle potenze, al cover-up, al depistaggio di informazioni, a false verità che lasciano tracce incomprensibili nelle mani dei civili, alla mercé dell’informazione popolare che più che quasi sempre cade nella disinformazione . Nella storia recente, ossia quella che parte dal XIX secolo avvistamenti, interazione tra specie aliene e umanità e tracce della presenza aliena sono legate alle guerre e, su base cronologica, ai conflitti storci più incisivi. I conflitti sono situazioni alla portata di tutti i mondi e si trovano alla base di ogni razza che vuole evolversi; il nostro piccolo scenario è pieno delle azioni degli “dei delle costellazioni” , meglio noti come specie extraterrestri con tutta l’aria di essere provenienti da chissà dove e chissà come ma che in realtà provengono dal nostro settore spaziale da parte di qualche quadrante atto all’operazione di sviluppo di specie viventi. Per specie viventi non mi riferisco solo all’essere con le nostre caratteristiche ma a tutti e cinque i regni e di cui restano in questo mondo impresse le gesta. Questi habitat sono caratterizzati per forma e dimensioni su misura allo scopo, quindi sistemati in pianeti ed ecosistemi atti alla riproduzione di questi fattori; il nostro pianeta ibrido è chiamato pianeta pilota perché serve allo sviluppo di più situazioni. Ritornando al discorso, le armi in senso stretto sono una forma di sicurezza atta al progredire delle situazioni di difesa di una comunità, sia essa gruppo, etnia o specie, così per quanto riguarda l’attacco, la propagazione e quindi lo sviluppo di una specie e razza. Si è potuto comprendere che le guerre, nella logica dei sistemi non sono il male, che la distruzione di popolazioni o porzioni di esse non è una questione meramente negativa, perché nello schema generale di ogni struttura gerarchica, alla base della piramide c’è comunque un atto bellico che serve a tenere sotto controllo l’andamento delle appartenenze alla complessa struttura sociale di queste.

L’essere umano, così come altre creature pilota/sperimentali, deriva da realizzatori appartenenti a dei quadranti di universo la cui sopravvivenza e la gestione delle attività e di evoluzione sono basate su atti bellici; insomma, del nostro comportamento non c’è da stupirsi, in quanto solamente il risultato dell’esperimento che ci ha creati: una falsariga dei nostri creatori e neanche troppo a regola d’arte!

Un prodotto guerrafondaio

I. Visto che possedete armi di distruzione totale, dovremo lasciarvi autodistruggere?

oppure

II. Dovremo distruggervi noi come abbiamo già fatto una volta?

oppure

III. Dovremo fare come fece il vostro Gesù Cristo, portare i creditori e quelli che usano il potere del denaro fuori dal tempio e lasciarvi progredire?

oppure

IV. Creare una razza ibrida e la società che noi abbiamo previsto?

La scelta sta a voi.

Da un documento di Philip Corso, pubblicato nell’Ottobre 1999 su “Dossier Alieni”

Ciò che è condannabile, ciò che è pericoloso negli estremisti, non è l’oltranzismo ma l’intolleranza. Il male non è in ciò che affermano a sostegno della propria causa, ma nel modo di considerare gli avversari.

R. F. Kennedy, The Pursuit of Justice

Da tempo immemore l’uomo si interroga sul perché della guerra, sulle sue continue evoluzioni, sui motivi che conducono alla fine della discussione razionale per spostarsi verso i territori della violenza e del sangue. Secondo lo storico M. R. Davien tra il 1496 a. C. e il 1861 d. C. si sono avuti 227 anni di pace e 3357 anni di guerra. Soltanto inMilitary-Technology Europa si sono combattute negli ultimi tre secoli ben 286 guerre e dal 1820 al 1945, secondo calcoli molto attendibili, sono cadute in guerre o in altri conflitti ben 59 milioni di persone. L’uomo, oltre all’istinto, deve fare i conti con i condizionamenti culturali. Le suggestioni che fin da bambino l’essere umano subisce, inculcate manifestamente o meno sia dal sistema educativo diretto dallo stato, sia da tutti gli altri mezzi di diffusione ideologica, possono trasformare la nazionalità di un determinato individuo, in un valore talmente forte e inviolabile da essere difeso a prezzo della vita. Le costrizioni che il sistema sociale impone, agiscono nell’uomo sul piano simbolico, e provocano uno spostamento di significato di alcuni elementi concernenti l’area naturale ad altri di origine culturale, movimento tramite il quale i vari popoli, etnie, nazioni, a cui l’individuo non appartiene, vengono frequentemente considerati come possibili nemici. Ciò che determina il cortocircuito della ragione, nel momento in cui si accende l’aggressività umana, portata all’estremo nella guerra, è provocata dall’ibridazione tra i mondi “animale-istintuale” e “umano-razionale”, in cui si mescolano pulsioni ataviche legate alla sopravvivenza e proprie del comportamento animale, con altre legate alla ragione, alla logica (in senso etimologico), che dovrebbero invece caratterizzare la gestione politica, economica e diplomatica, al fine di evitare lo scontro diretto sul piano militare; dimenticando di essere tutti appartenenti alla stessa specie, gli esseri umani danno il privilegio al gruppo di appartenenza e alla sua difesa con ogni mezzo.

Il vero problema è quindi l’uomo. Non è la guerra in sé la causa all’origine dei conflitti ma i criteri inculcati come criteri di valutazione discutibile! Il discorso del Bene e del Male è un’allegoria creata dai governanti giocando sui punti deboli dell’umanità, ma non esiste tale metro nel prodotto ‘essere umano’. Purtroppo, se l’essere umano è guerrafondaio non c’è da stupirsi, che piaccia o meno. Alla base della genetica dell’uomo c’è di fondo il terrore di soffrire nel morire, o meglio la sofferenza che si può provare mentre si spira attraverso l’atto fisico. Quindi, per evitare ciò si sopperiscono determinati valori con l’osannare una pace contestualizzata e fasulla; si usa il condizionamento per “creare” il nemico e volere la “pace”. Si tratta di un atto meschino. Perché? Perché dal punto di vista naturale proprio della specie, questa sofferenza fisica è inoculata nel DNA dell’uomo non come capro espiatorio per una sorta di redenzione, ma esclusivamente come dettaglio voluto dai creatori dell’umanità stessa. Attorno a tale sofferenza ruotano tutti i vari frangenti del caso legati al suo status, però alla base di tutto c’è questo terrore del dolore fisico provato in associazione al raggiungimento pre-morte.

Considerata la natura umana di cui i pianificatori sono assolutamente consapevoli, e considerata la realtà che ci comprende in un progetto da osservare nel suo corso di evoluzione ci sono stati lanciati diversi messaggi ai fini di un possibile direzionamento, in cui si consiglia (quasi si esorta) a prendere atto nonché consapevolezza dei suoi pro e dei contro e riuscendo, piuttosto che ad esserne vittime inconsapevoli, a gestirla maturando la conoscenza dei suoi dettagli, rendendo l’umanità capace di sviluppare i punti di autoanalisi nel raggio delle azioni, avendo in mano la possibilità di farlo anche attraverso la giusta amministrazione della tecnologia consegnata. Ma ciò, sino ad ora, non ha restituito un risultato soddisfacente. Un grave errore dell’umanità è stato quello di monetizzare l’energia atomica, ossia l’economizzazione in termini speculativi di una risorsa che avrebbe potuto generare uno dei più importanti cambiamenti in termini di gestione pulita del sistema umano-razionale nel suo habitat, quindi il timore che si ha riguardo la conoscenza diffusa di tecnologia che prende spunto da quella aliena è che il rischio di oggi riguarderebbe proprio lo sfruttamento esteso ad un fattore di guadagno per così finire nel calderone di una mal gestione e, piuttosto che di un balzo in avanti, con la conseguenza di un azzeramento necessario, com’è già accaduto in passato. Ed è questo uno dei motivi per cui sono molti i sostenitori tra gli addetti ai lavori ad essere fermamente convinti che determinate conoscenze debbano restare circoscritte; il terrore che si tenti di monetizzare attorno a qualcosa di inestimabile, ossia la Conoscenza, potrebbe essere la causa di una conseguenza catastrofica.

Quante altre città dell’antichità inoltre sono state rivenute sommerse in varie parti del mondo! La prova che la leggenda di un “nubifragio globale” o qualunque altra catastrofe naturale abbiano colpito la Terra in tempi molto antichi è ormai assodata e lo proverebbero anche alcuni testi sacri estranei alla tradizione giudaico-cristiana, come l’epopea di Gilgamesh, il poema epico babilonese scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla e risalente a circa 4500 anni fa e molte leggende azteche narrano come i loro antenati provenissero da una terra chiamata Aztlan sprofondata nel mare in seguito a un terribile disastro. Queste sono le chiare prove di esperimenti falliti e non di chissà quali interpretazioni che lasciano le considerazioni al caso; sono le tracce di civiltà gestite da esseri intelligenti per un certo numero di tempo e dopo di che lasciate alla propria capacità di sviluppare le conoscenze inoculate.

Del resto, quanti reperti al di fuori di ogni logica convenzionale collocazione, che sosterrebbero la teoria di una civiltà pre-diluviana e tali da mettere in crisi la visione delle cose che la scienza ritiene di aver ormai acquisito, sono stati rinvenuti sino ai giorni nostri?

Tanto per fare dei nomi: la pila di Bagdad (250 a.C), le lampade di Dendera nell’antico Egitto, il computer di Antikythera (Grecia, 85 a.C.), i teschi di cristallo rinvenuti nell’antica città Maya di Lubaantum e, dulcis in fundo, i vari templi indiani che riproducono i Vimana, oggetti volanti citati in numerosi testi religiosi ma mai fisicamente rinvenuti, in grado di volare nell’aria, nello spazio e di immergersi nell’acqua, di cui sono stati ritrovati i manuali di volo e manutenzione.

Brevi cenni storici

Il Dr. V. Raghavan, capo del dipartimento di sanscrito presso la prestigiosa Università indiana di Madras, sostiene che i secolari documenti in sanscrito (la lingua classica dell’India e induismo) dimostrano che gli alieni provenienti dallo spazio avevano visitato la Terra molti secoli fa. “Dopo cinquant’anni di ricerca su queste antiche opere mi sono convinto che ci sono esseri viventi su altri pianeti, i quali hanno visitato la terra nel lontano 4000 a.C. . […] Vi sono numerose e interessanti informazioni su macchine volanti, fantastiche armi di fantascienza, che si possono trovare nelle traduzioni dei Veda (Scritture), poemi epici indiani, e altri antichi testi in sanscrito.”

Il Mahabharata, cita i raggi provenienti da armi divine e anche una sorta di arma ipnotica. Vi è anche una descrizione dei Vimana, o macchine volanti, che naviga a grandi altezze con l’aiuto del mercurio e un forte vento propulsivo. Questi erano gli antichi veicoli spaziali che sono stati osservati ai tempi dagli occhi umani.

Il Ramayana descrive anche un bel carro splendente che è arrivato dal cielo, una meravigliosa macchina divina che correva attraverso l’aria. In un altro passaggio, si parla di un essere visto sopra il carro. I riferimenti nel Mahabharata non sono meno sorprendenti. “Su richiesta di Rama, il magnifico carro è salito fino a una montagna di nuvole con un tremendo frastuono.” In un altro passo si legge: “Bhima volò con il suo Vimana su un enorme raggio che era brillante come il sole e faceva un rumore come il tuono di un temporale.” Nell’antica Vymanka-Shakstra (scienza dell’ aeronautica), vi è la descrizione di un Vimana: “Un apparecchio che può volare con la propria forza, da un luogo all’altro del mondo. “Un’altra autorità che concorda con le interpretazioni del Dr. Raghavan è il Dr. AV Krishna Murty, professore di aeronautica presso l’Indian Institute of Science di Bangalore. “E ‘vero”, afferma il Dr. Krishna Murty “l’antico Veda e altri testi si riferiscono al settore aeronautico, astronavi, macchine volanti, e persino astronauti”.

Il Dr. Krishna continua: “Uno studio dei testi sanscriti mi ha convinto che l’India antica conosceva il segreto della costruzione di macchine volanti che in seguito sono state scambiate per delle astronavi provenienti da altri pianeti.” Se dobbiamo credere alle antiche storie e leggende dei nostri predecessori, il genere umano è stato originariamente allevato per essere schiavo dei visitatori alieni giunti sul nostro pianeta. Usando il materiale genetico dei primi ominidi, i visitatori hanno unito i loro propri geni per creare una nuova specie che era sia mortale che divina. Questa specie è quella dell’Homo Sapiens. Gli antichi testi affermano che all’uomo è stato dato il dono della conoscenza simile a quella degli dei. Gli déi però avevano negato all’uomo il dono dell’immortalità, perché se l’uomo avesse ottenuto il dono della conoscenza e dell’immortalità, sarebbe divenuto identico agli déi. Dopo avere quasi estirpato geneticamente la sua prole più di una volta, i visitatori infine decisero di lasciare l’uomo a svolgere le sue mansioni terrene.

Essi hanno continuato ad interagire con l’uomo in vari momenti della storia stabilendo il sacerdozio e ordini mistici, i misteri insegnati chiamati gnosi, o conoscenza. Questi segreti sono stati considerati i tabù della scienza e della tecnologia, nascosti attraverso in un velo di religione e misticismo.

Le storie e folklore che fanno riferimento allo schianto di dischi volanti e la relativa acquisizione della tecnologia aliena sono considerate un fenomeno del 20 ° secolo. Tuttavia, le leggende e i racconti rivelano che l’umanità era destinata periodicamente ad acquisire una tecnologia che non apparteneva a questo pianeta. L’improvvisa apparizione della civiltà, specialmente nella Mesopotamia preistorica ha, com’è noto, smentito nel corso degli anni alcune teorie degli scienziati moderni.

Derivazioni

Abydos 2Con le grandi civiltà come i Sumeri, gli Egizi ecc., inizia una sorta di comprensione e accettazione dello studio di tale tecnologia che non era uno studio vero e proprio ma più una valutazione della tecnologia che si trovavano a conoscere. Questo fattore va considerato dalla posizione dell’essere umano, meglio intesa come la sua capacità di comprensione ed osservazione di un oggetto e, quindi, non di un vero e proprio studio ma di un complesso di intuizioni su cui basare i ragionamenti del caso e di sviluppo delle idee in merito.

Questa sorta di tecnologia aliena all’epoca conosciuta apparteneva ad una civiltà terrestre la cui denominazione tradotta dal copto e dall’aramaico assomigliava agli “Uriani” del quale si presume venissero dal settore Ay/4 del quadrante P-r6 attuale quindi, a grandi linee, basandosi sui ritrovamenti dell’epoca nella zona, appartenente alla costellazione di Eris. Questo tipo di tecnologia aliena utilizzata ai tempi si presume si basasse sulla ‘reazione ionica’ ovvero a carburazione molecolare; una tecnologia rivista per l’ultima volta (pare) attorno al 1100/1500 in Perù. Da lì in poi la terra sembra che abbia avuto altri visitatori e collaudatori. Non è possibile accertare che in quel periodo non ci siano stati altri accessi al pianeta da parte di forme diverse di vita E.T. .Per quanto riguarda lo studio attuale della tecnologia cosiddetta aliena, si ha una svolta col periodo della prima guerra mondiale nell’area attuale del Kazakistan e poi con l’avvento della seconda guerra mondiale. Ma qui si parla di tecnologia diversa rispetto a quella menzionata sopra; sembra, addirittura, di manifattura inferiore rispetto a quella osservata ai tempi degli egizi.

Sviluppo

La Tecnologia della quale si avvalgono di solito gli scienziati terrestri e sulla quale studiano appartiene praticamente ed unitamente a quella ottenuta, vuoi per sbaglio perché ritrovata, oppure di proposito perché ottenuta attraverso collaborazioni strane e particolari, al post 45, ossia una tecnologia in gergo “discus linear line (DLL)” e “lower (LW)”. In generale, questa tecnologia è risaputa essere importante e qualificata perché gestita e studiata dai militari nelle varie basi in disuso; ciò è vero anche se in realtà il grosso delle scoperte e dello sviluppo è dato da società private autofinanziate con patrimoni di carattere a fondazione; per la stragrande maggioranza da ditte sud americane e giapponesi (non statunitensi come si pensa per la maggiore), mentre la sezione collaudo spetta unicamente agli enti governativi e militari USA nel nord America e principalmente in Alaska. Le principali potenze che si occupano di questi studi sono la Russia al primo posto, gli USA e la Cina. Questo a grandi linee sono gli studi commerciali top secret della quale ogni tanto volutamente trapela qualche informazione depistatoria, utilizzando la tecnica della “finta verità”. Ma la vera chicca è un’altra situazione, creata principalmente da due ditte che si occupano rispettivamente di avionica e robotica una, cibernetica e biogenetica l’altra e che lavorano in simbiosi nel deserto del Gobi, a grandi linee, nella zona dell’Ekhiin Gol!! Queste due ditte, interamente finanziate dalla WBN si dice abbiano lanciato in orbita stazionaria, col benestare e l’aiuto/direzione di collaboratori E.T., due astronavi di carattere orbitale che stazionano dietro lo scudo terrestre americano aventi tutte le caratteristiche della tecnologia aliena della generazione che abitualmente frequenta l’atmosfera terrestre.

Tuttavia poiché quando si parla di tecnologia si parla di qualcosa che viene espressamente richiesto, c’è da precisare che gli uomini non pilotano tecnologie aliene, ma velivoli avanzati con tecnologia avanzata fac simile ET; non sarebbe in grado di condurre un velivolo tecnologico alieno non avendo le caratteristiche fisiche per farlo, ossia quelle psico-fisiche simbionte.

Nella reale tecnologia aliena delle navicelle di accesso, l’essere umano non sa nemmeno dove si trovano gli hangar. Per esempio, sono passati quindici anni dopo lo schianto dell’UFO di Roswell nel ranch di “Mac” Bazel (1947) per capire dove si trovava il carrello di apertura per accedere all’interno dell’astronave! E non è tutto. Quello che si scopre e si porta avanti nella tecnologia “UFO/umana” non è precisamente la replica ciò che si ha davanti agli occhi ma, solamente, un elaborato di materiali che contengono degli elementi periodici come i nostri.

0115ph-news-tencateLa nostra tavola periodica è in continua variazione, in continua modifica e aggiornamento da almeno una ventina d’anni anche se non ce lo dicono e non viene ufficialmente aggiornata; questi elementi, volutamente omessi, sono elementi che non si trovano nella natura terrestre ma che si combinano perfettamente con i nostri valori. Pertanto esistono delle similitudini in elementi extraterrestri che vengono omessi, probabilmente, per non creare un pensiero troppo associativo del nostro pianeta con quello di altre realtà/progetto, scongiurando così la voglia di indagare altrove per capire sé stessi e il proprio contesto.

Per quanto riguarda la robotica, ciò che si tenta di studiare è del tutto incomprensibile; i tentativi realizzati e riusciti, sebbene indicati come tecnologia aliena, in realtà non lo sono ma si basano su tecnologie extraterrestri anche se non si ha la capacità intellettiva per comprenderle a tutto tondo. Non si ha la possibilità di capire l’elaborato di un alieno della stessa razza che ha però tre milioni di anni di evoluzione in più ed è possibile che ciò sia voluto anche dall’impossibilità di sondare altrove per balzare avanti e regolare “i conti” a livello tecnologico prima che a livello di specie.

Questi tentativi sono, per il momento, lo studiare pezzi di metalli extraterrestri ed extraumani, nulla di più!

Un esempio tecnologico

Il primo settembre del 2012, alle 22.30 circa, attorno alla Statua della Libertà, fu avvistato un oggetto triangolare che causò molto scalpore. Voci di corridoio affermerebbero trattarsi di un velivolo traente origine da studi sulla tecnologia aliena proveniente dagli hangar dell’USAF, ma che anche la Russia ne dovrebbe avere almeno uno; pare che il suo nome sia Zeryron. Chi pilota questo velivolo deve superare dei test particolarissimi e non adatti a tutti. L’avvistamento fece gridare ai più sprovveduti l’allarme UFO anche se, ormai, orbitare rallentando attorno alla Statua della Libertà crea dubbi sulla provenienza di quanto si avvista un po’ a tutti i meno ingenui, nonostante non sappiano cos’hanno dinanzi agli occhi. Chiaro è che fu un fenomeno particolare e che il web traccia come caso di avvistamento su cui vengono spesi fiumi di parole.

Futuro

Per garantirci ordinatamente una via tecnologica, che permetta di avanzare per mezzo della tecnologia aliena con criterio e sensatezza ci sarebbe da creare e organizzare una sorta di sistema o di comitato che si occupi di gestire in modo chiaro e deliberato la situazione della collaborazione che avviene tra il nostro mondo e questi ‘visitatori’ perché, malgrado non si creda fattibile, esiste già da qualche decennio in modo tacito e da parte di una organizzazione globale che tira i fili alle spalle dei governi. A parte questi casi limite sopra esposti, ciò che riusciamo a recuperare e ad adattare di essa basandoci sugli elementi sostanzialmente da noi conosciuti ed in alcuni frangenti elementi estranei che possono adattarsi all’affiancamento di elementi non appartenenti alla nostra tavola periodica. Quindi senza un aiuto massiccio da parte di queste fonti non umane credo sia impossibile poter sfruttare al meglio i reperti trovati o donati da parte loro e qualora questa situazione possa manifestarsi in modo veritiero si andrebbe comunque incontro ad una modifica umana che comporterebbe un disadattamento non indifferente alla razza.

Ci vorrebbe un altro operato genetico diverso o per lo meno avanzamento rispetto al livello attuale. Questo può avvenire solo attraverso due situazioni:

1) i decenni o i secoli per mutazione volontaria data dall’evoluzione stessa;

2) attraverso intervento esterno finalizzato ad un determinato scopo.

Mediante questi due modi di sviluppo, l’essere umano potrà avere le basi per prendere coscienza dello spazio e delle regole che lo governano perché la fisica quantistica altro non è che uno specchio per allodole in riferimento alla capacità di comprensione delle tecnologie aliene.

Non si può stabilire se tale tecnologia potrà entrare a far parte della vita civile perché innanzi tutto si deve capire di che tecnologia si sta usufruendo e a che popolo appartiene; di fondo gli scopi e le funzioni extra terrestri hanno delle leggi e dei modus operandi diversi da quelli terrestri quindi quello che secondo noi è giusto per evolverci non lo è per coloro che hanno visitato il pianeta apportando determinata tecnologia. Secondo me l’uomo sta cercando di valutare almeno un paio di tecnologie E.T. avute negli ultimi decenni facendo una gran confusione e quindi cercando di adattarle nell’ambito militare in modo errato e questo potrebbe essere un primo punto fermo che bloccherebbe in una situazione di stallo il tutto.

In un certo senso, vorremmo tentare di essere già membri di una più vasta realtà pangalattica ma ci troviamo decisamente agli albori, considerando che ciò che ci viene consegnato a livello tecnologico viene compreso in minima parte e rielaborato secondo un criterio ancora molto basilare all’interno di un campo ristretto, ma la realtà potrebbe essere ben diversa se organizzata e sviluppata con la giusta linea e ciò dipende dai governi e dalla capacità di vedere oltre il proprio circondario. Dobbiamo, prima ancora di ambire all’equiparare conoscenze avanzate in misura esponenziale attraverso le nostre attuali realizzazioni tecnologiche, comprendere che per riuscire a sviluppare il corretto potenziale in relazione a queste bisogna volgersi verso una sola direzione, tramite gemellaggi e cooperazioni. In poche parole, disporci ad avanzare – noi stessi (l’umanità) – con delle scelte consapevoli. Non credo che le guerre finiranno dietro un finto perbenismo date le estreme diversità ma, sicuramente, si potrà maturare che dietro un nemico immaginario si nasconde debolezza e, anche se è dura doverlo ammettere, è eroico riuscire a metterlo in pratica. Bisogna mirare in alto e collaborare per gradi ed obiettivi stabiliti da ordini precisi. L’universo è così grande, e noi abbiamo ancora molta strada da dover compiere.

Igno-rando

Tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Comments are closed.