Yūrei e Yōkai

Si dice che in Giappone esistano otto milioni di dèi e spiriti che risiedono ovunque: in cielo e in terra, tra le montagne e nei corsi d’acqua, negli alberi, nelle rocce e anche nel focolare domestico. Non tutte queste creature sono benevole, anzi, i racconti popolari descrivono spesso figure pericolose come demoni (oni), fantasmi (yūrei) e animali dotati di poteri oscuri, tutti derivanti dalla mescolanza di elementi folcloristici buddhisti e taoisti integrati nel sistema di credenze autoctono dello Shintō. Molte leggende sono state poi importate dalla tradizione popolare cinese, insieme a creature immaginarie come i tengu, simili alle arpie occidentali, e Shōki, il Cacciatore di Demoni. In questo modo, esseri soprannaturali di varie origini hanno sempre circondato i Giapponesi ovunque essi fossero, tenendo un comportamento che rifletteva la condotta degli uomini nei loro confronti. I protagonisti delle favole e delle leggende giapponesi sono spesso animali magici che racchiudono in sé un lato oscuro e uno compassionevole. Nella maggior parte dei casi, essi giocavano brutti scherzi agli uomini per imbrogliarli, trasformandosi facilmente in ciò che volevano, ma accadeva anche che cercassero di sdebitarsi con loro per qualche favore ricevuto. Le trasformazioni diventavano possibili quando questi animali vivevano una vita eccezionalmente lunga, oppure se il loro aspetto o il comportamento erano inusuali: nel primo caso, essi diventavano creature soprannaturali benevole, mentre nella seconda ipotesi tendevano a trasformarsi in spiriti maligni. I fantasmi, invece, nascevano dalle emozioni umane più potenti, e anche oggi si crede che quando una persona muore al culmine dell’ira o della gelosia, il suo spirito non trovi pace e ritorni ai luoghi e alle persone conosciute per trovare la sua vendetta. Generalmente, il defunto si trasforma in uno spirito che prende il nome di aramitama (spirito impuro), e deve essere purificato durante un periodo di trentatré anni, mediante rituali officiati appositamente a determinati intervalli di tempo. Esso diviene infine sorei, uno spirito ancestrale che si va ad unire agli antenati protettori della famiglia. Gli spiriti dei morti di recente, però, fluttuano tra i due livelli di esistenza, e possono diventare pericolosi se cercano di tornare nel mondo dei vivi in forma di fantasma, solitamente per rivendicare preghiere e offerte che gli sono state negate, apportando catastrofi e disgrazie di vario genere. Questo genere di racconti ha giocato un ruolo molto importante nel folclore giapponese in passato, ispirando numerose rappresentazioni di teatro nō e kabuki, ma anche opere di letteratura e d’arte, attraverso cui possiamo conoscere il modo in cui i Giapponesi interpretano gli avvenimenti soprannaturali, creando un proprio ordine logico che aiuti a sentirsi più al sicuro in un cosmo ostile.

 
Lo yūrei è un fantasma della tradizione giapponese, solitamente una figura femminile (sebbene ne esista anche una versione maschile), che si presenta con una tunica completamente bianca, con

Samara Morgan, The Ring, 2002

Samara Morgan, The Ring, 2002

lunghissimi capelli neri riversati sul volto e col capo abbassato. L’iconografia ufficiale ce li mostra vestiti con un kimono bianco, lo stesso usato, nelle cerimonie shintoiste, per vestire i morti. Lunghi capelli neri e spesso, sulla fronte, un triangolo di stoffa legato attorno alla testa. Una caratteristica degli yūrei è quella di non avere le gambe e di fluttuare nell’aria. Questi elementi dell’aspetto sono una eredità sia dei riti funerari della religione scintoista e sia del risultato di come gli yūrei venivano rappresentati, durante il periodo di Edo, nel teatro kabuki e nei dipinti Ukiyo-e.
Questo tipo di fantasma è generalmente legato a luoghi, oggetti specifici e porta in sé una missione di vendetta verso qualcuno. Lo yūrei può infestare un oggetto, un posto o una persona, e può essere scacciato solo dopo aver celebrato i riti funebri o risolto il conflitto emotivo che lo tiene legato al mondo dei vivi, e non mancano forme di esorcismo. Tali fantasmi sono stati rappresentati in film che sicuramente tutti ricorderanno come The Grudge, The Ring o Silent Hill, anche se i contesti differenti hanno creato un po’ di confusione. Nel mondo occidentale non si aveva familiarità con questa figura, nettamente scostante dall’”uomo trasparente” della tradizione. I vari remakes horror che rievocano gli yūrei stanno, man mano, introducendolo nella conoscenza comune degli occidentali.

 
Tutti gli esseri umani, secondo la tradizione giapponese, hanno uno spirito/anima o reikon (霊魂); quando muoiono, il reikon lascia il corpo e resta in attesa del funerale e dei riti successivi, prima di potersi riunire ai propri antenati nell’aldilà. Se le cerimonie sono svolte nel modo appropriato, lo spirito del defunto diventa un protettore della famiglia, a cui torna a far visita ogni anno ad agosto durante la festa Obon, nella quale i vivi porgono ai defunti i propri ringraziamenti. Tuttavia, nel caso di morti improvvise e violente, o se i riti funebri non sono stati effettuati, o ancora se lo spirito è trattenuto al mondo dei vivi da forti emozioni, il reikon può trasformarsi in yūrei ed entrare in contatto con il mondo fisico. Non tutti gli spiriti che si trovano in queste condizioni però si trasformano in yūrei, perché agire sul mondo fisico dal mondo spirituale richiede una grande forza mentale o emotiva.

 
Gli yūrei sono onryō quando sono legati al piano terreno alla ricerca di vendetta causata da una condizione emotiva estrema, quale ad esempio ne è la rabbia o altro stato che li impossibilita nel trovare la

Samara Morgan, The Ring, 2002

Samara Morgan, The Ring, 2002

pace per proseguire la via del trapasso. Un perfetto esempio è Kayako di The Grudge. Anche la famosa Samara di The Ring è un calzante esempio di onryō, anche se la differenza tra le due è che la prima ha solo sete di vendetta, mentre l’altra trascende il mero ruolo di spirito vendicativo, disseminando disperazione e morte a chiunque veda la sua videocassetta.
Nella tradizione, gli yūrei derivano da omicidi o suicidi, soprattutto quando la vittima è stata uccisa a causa di gelosia o è morta suicida per pressioni di famiglia. Se un reikon, diventa ossessionato dalla rabbia, può interagire col piano terreno sotto forma di yūrei. Le donne vengono più rapidamente inquadrate in questa figura essendo considerate maggiormente emotive rispetto agli uomini, quindi è più facile che vivano l’esperienza della profonda emozione, necessaria per divenire tale spirito. Gli yūrei maschili sono, generalmente, guerrieri morti sul campo di battaglia. A differenza dei fantasmi della cultura occidentale, molto più suscettibili agli esorcismi, gli yūrei non possono mai essere completamente sconfitti o banditi. Raramente desiderano comunicare con i vivi; il loro scopo è quello di ucciderli senza troppi convenevoli. Le loro maledizioni sono così potenti che anche chi non era responsabile della loro collera viene tirato in ballo, ed altrettanto punito.
Sono caratteristici i capelli, lunghi, neri e scompigliati. Si credeva, che oltre la morte, i capelli continuassero a crescere in questo modo e, pertanto, gli attori del kabuki li rappresentavano con le parrucche. Gli yūrei sono spesso preannunciati dai loro stessi capelli, che Yurei-Japanese-Ghostappaiono nelle fognature o nelle bocche delle vittime, o con ciuffi che vengono trovati dove sono stati. Inoltre, lo stesso ciuffo di capelli, può essere utilizzato come “feticcio” per tenerlo a bada entro un certo periodo di tempo. I capelli dello yūrei cambiano lunghezza a seconda di come vogliono, più lunghi o più corti, se è necessario. Questa caratteristica è stata nettamente ripresa dal teatro della tradizione, così come le mani prive di vita e la parte inferiore del corpo, totalmente mancante.
Come tutti i fantasmi, gli yūrei piegano o ignorano completamente le leggi fisiche. Essi possono “strisciare” sui soffitti o sulle pareti, sfidando la gravità, o possono spostarsi in un batter d’occhio da una parte all’altra. Hanno dei movimenti disarticolati, con le braccia asimmetriche o a carponi. Essendo svincolati dal piano fisico, possono essere visibilmente tangibili o del tutto immateriali, e in grado di sparire all’istante. Hanno un precursore, generalmente un odore, un suono che presagisce una vittima, un fuoco fatuo (hitodama), ma ciò cambia da yūrei a yūrei.
I connotati degli yūrei sono mutevoli, possono assumere l’aspetto dei cari di una potenziale vittima come apparire sotto forma di un orribile cadavere. Vene di colore nero traspaiono comunemente sul volto e, spesso, trasmutano le simmetrie del viso creando fauci giganti o fusioni di parti che appaiono terrificanti e disgustose. Lo yūrei crea illusioni, portando la vittima a ritenere di essere da tutt’altra parte, o che stia avvenendo qualcosa di impossibile (ad esempio, come una stanza che si comprime sempre di più fino a restare schiacciati, e in un secondo dopo questa è assolutamente normale). Essendo slegati dal tempo, condizionano invece quello della vittima, facendogli credere che sia passato più o meno di quanto non sia in realtà, ad esempio, facendo comparire il giorno o la notte istantaneamente.
Tra tutti quelli del mondo, gli yūrei sono tra i più pericolosi. Non possono essere scacciati, banditi o distrutti; hanno un potere immenso di elargire la loro maledizione che, spesso, punirà chiunque e tutti quelli che faranno al caso. Agiscono più come una forza della natura che un semplice spirito vendicativo, uno tsunami del male.
Un metodo per contrastare gli yūrei è l’uso dell’ofuda, un talismano Shintō (a volte chiamato “foglio di preghiera”). Un ofuda dedicato ad un kami specifico (uno spirito, spesso una divinità), si può posizionare sulla porta per impedire allo yūrei di entrare e, se si riesce a porlo sulla sua fronte, lo può addirittura bandire. Ciò, tuttavia, avviene solo se il kami interviene attivamente nell’ofuda, perché se la vendetta dello yūrei è giusta il metodo risulta completamente inefficace. Alcuni di essi possono essere esorcizzati assecondando la loro vendetta ma, potendo essere anche molto intelligente, lo yūrei può trarre in inganno la vittima facendogli credere che lo si stia neutralizzando, quando in realtà gli si sta solo facilitando la sua vendetta.
La conoscenza diffusa dello yūrei non è relativa al solo Giappone, ma yuurei_jpgprevale anche nelle leggende coreane poiché i fantasmi in Corea sono visti non come tali, ma come altro tipo di spirito. L’idea di un vero e proprio male, potenzialmente ‘giusto’, è una sorta di fascinazione di tale cultura. Gli yūrei coreani sono del tutto diversi, non sono legati al teatro kabuki, possono apparire in forme del tutto differenti, coi capelli corti, la pelle nera o apparire del tutto normali fino al momento della vendetta.

Ecco una lista di film che raffigura gli yūrei o simili:
• The Ring (prima giapponese, remake americano)
• Ju-on (serie giapponese, noto come The Grudge)
• Shutter (nato in Tailandia, ma rifatto in America)
• The Ghost (coreano)
• Appartamento 1303 (giapponese)
• Dark Water (giapponese, rifatto in America)
• Chiamata senza risposta (giapponese, rifatto in America)
• Silent Hill (americano)
• Il fantasma di Mae Nak (Tailandia – tuttavia Mae Nak non è uno yūrei, ne riprende solo l’apparenza)

Nei videogiochi:
• Silent Hill (soprattutto Silent Hill 4)
• La paura e FEAR 2 (in cui il nemico principale è lo yūrei)
• Fatal Frame (serie)
• Bayonetta (anche se non prettamente yūrei, il protagonista ha caratteristiche simili, tipo i capelli prensili)

 

 

Similitudini e differenze tra Yūrei e Yōkai
Cos’è uno Yōkai? Cos’è un Mononoke? Cos’è un Bakemono? Gli Yōkai possono anche essere Yūrei? Non ci sono risposte nette a queste domande apparentemente basilari ma, anzi, proprio dalla tradizione folkloristica esistono versioni discordanti.
Definire queste spaccature è come tentare di creare una separazione netta tra un “mostro” e un “supereroe”. Ci sono stati dibattiti, per esempio, per collocare lo Xenomorph del film Alien nel genere cinematografico dei “mostri”(alias monster movies). Alcuni, a ragion veduta, premendo sul fatto che la definizione di alieno è inteso come “altro”, non coincide minimamente con il significato di mostro. Tuttavia, neppure la parola “mostro” non ha una definizione precisa. In sostanza, non è necessaria la paura per catalogare un mostro. Possono, per questa ragione, i fantasmi essere altrettanto “mostri”? Cosa dire dei “mostri umani”, tra cui i serial killers? I draghi nei film fantasy? Cosa si deve fare o essere per cessare di essere un mostro o cominciare ad esserlo? Che dire del Cookie Monster o di Monsters Inc.?
Cosa pensare dei supereroi? Anche se privo di super poteri, Batman è generalmente visto come tale, ma cosa affermare circa Sherlock Holmes? O Tarzan? O Gilgamesh, Beowulf o Eracle? Dove è marcato il confine? Chi lo marca e quanto conta l’opinione collettiva?
Da quanto si evince, non esiste una risposta precisa, solo molte opinioni; quasi tutti i ricercatori del folklore hanno le proprie, per giunta. Allo stesso modo c’è chi separa gli yūrei dagli yōkai e chi li unisce, se e come uno è più o meno incisivo dell’altro e così via. Quindi, questa analisi non intende stilare una precisa linea di demarcazione tra categorie ma intende fornire una descrizione accurata e un confronto ampio tra tutte le possibilità proposte nel tempo, per lasciare ai posteri la possibilità di ricercare e formula ipotesi per l’ardua sentenza, anche se nessuno appoggerà mai completamente il parere di qualunque versione data.

 

 

Etimologia di Yūrei e Yōkai
Come per (quasi) tutti i kanji, i caratteri per scrivere le parole yūrei e yōkai provengono dai sinogrammi cinesi. Secondo il ricercatore Suwa Haruo, autore florido sulla mitologia giapponese, il kanji per la parola yūrei (幽 霊) fa la sua prima comparsa ad opera del poeta Xie Lingyun che ha scritto durante il periodo della dinastia cinese meridionale (5 – 7 CE). Il kanji per la parola yōkai (妖怪) è apparso molto prima, nel 1° secolo classico, nel Libro di Han (漢書) che registra (per coincidenza ?), anche la prima menzione nota dell ‘isola del Giappone.
Le parole, tuttavia, non hanno lo stesso significato in cinese come per il giapponese. Il cinese usa il kanji 鬼 (GUI) per indicare il fantasma, importato in giapponese come la parola “oni”. Sempre secondo Suwa Haruo, l’uso cinese di 妖怪 (yōkai) si riferisce specificamente agli esseri umani sotto una sorta di influenza soprannaturale.
Il Giappone ha importato entrambi i termini; la parola yōkai fa la sua prima apparizione della storia, nel libro datato 797 CE, Shoku Nihongi (続 日本 紀; Cronache del Giappone, seguito), il secondo dei sei testi di storia del Giappone classico. Gli yōkai sono descritti nel mondo invisibile dei fenomeni misteriosi, soprannaturali. Il termine descriveva qualcosa di invisibile, privo di forma o identità; una misteriosa energia che pervadeva le profonde foreste, gli oceani e le montagne.

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Una forma di yōkai

In realtà, la parola yōkai  era appena entrata nell’uso. Il Giappone antico aveva un nome più comune per questa invisibile, misteriosa energia: Mononoke. Il Mononoke è qualcosa da temere, una misteriosa forza naturale che potrebbe venire fuori in qualsiasi momento e uccidere, come un fulmine o di un maremoto. Ci sono voluti gli artisti del periodo Heian a dare forma a questa energia misteriosa, e a trasformare il Mononoke in Bakemono, cambiando decisamente le cose. E poi ci sono voluti gli scrittori del periodo Edo per prendere queste forme e a dare loro storie. Pochi di questi artisti e scrittori avrebbero mai ammesso nel loro lavoro la rappresentazione degli ” yōkai “.
Il termine yōkai fa ingresso nell’uso generale durante il periodo Meiji, grazie al folklorista Inoue Enryo (1858-1919). Ha fondato un campo di studio chiamato Yokaigaku, o Yōkai-ology. Inoue ha usato il termine ” yōkai ” nello stesso modo in cui assoceremmo il fenomeno a sinonimo di strano o soprannaturale. Volendo il Giappone muoversi nel mondo moderno, Inoue ha associato il termine “yōkai” alla “folle credenza di queste cose in epoca scientifica”, promettendo di fare luce nell’ombra, scavando tra i meandri della superstizione. Sperava di sradicare lo ” yōkai ” studiandolo e spiegandolo scientificamente.
L’interesse per il soprannaturale raggiunse il culmine durante il periodo Edo (1600-1867), soprattutto nel medio e tardo diciannovesimo secolo, probabilmente a causa dei grandi sconvolgimenti a livello sociale in corso. Si stava infatti affrontando l’apertura del paese dopo due secoli di isolamento, con il passaggio da una struttura feudale alla modernizzazione su modello occidentale, costellata da episodi molto violenti. Quest’epoca fu caratterizzata dalla morale molto repressiva dello shogunato Tokugawa sostenuto dall’etica confuciana, perciò le rappresentazioni del soprannaturale si diffusero soltanto nel momento in cui il governo entrò in crisi, verso la metà del diciannovesimo secolo. Vi si esprimeva l’angoscia che la popolazione provava, non sentendosi più al sicuro sotto una guida forte e determinata. La crisi si trascinò anche nel periodo Meiji (1868-1912), e la risposta degli artisti, portavoce dei cittadini, fu la stessa. Essa si manifestò attraverso la rappresentazione di mostri, demoni e fantasmi, soprattutto negli ukiyoe, nelle sculture e nei rotoli dipinti, riportando alla luce credenze sopite ma ancora fortemente presenti nella mente dei Giapponesi.
La modernizzazione sul modello occidentale, infatti, non diminuì la popolarità e il fascino che il soprannaturale esercitava sulla popolazione che si focalizzò infine sui poteri della mente umana e sugli stretti legami tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Potremmo dunque dire che il soprannaturale abbia acquisito in Giappone, con l’andare del tempo, una funzione sociale, diventando il mezzo per ritrovare la propria identità dopo grandi stravolgimenti, quando le certezze cadono e non resta che rifugiarsi nelle antiche tradizioni. Nel Giappone contemporaneo, nonostante lo sviluppo tecnologico e il conseguente materialismo, il fascino delle leggende sul soprannaturale rimane, e non soltanto nelle aree rurali, dove tende comunque ad essere più forte, ma anche nei centri urbani, celebrato dai mass media. Anche le menti più razionali, infatti, non negano del tutto l’esistenza di creature bizzarre e pericolose, rinnovando le tradizioni del passato nella società industriale, dove ancora oggi gli oni, i tengu e i tanuki fanno saltuarie apparizioni.
Si continua dunque a credere in queste creature, cercando così di stabilire un modo di interpretare le origini della vita del proprio paese e della propria gente, distinguendo tra ciò che è umano e ciò che lo trascende, per comprendere meglio se stessi. Il fatto che i Giapponesi credano anche in dèi benevoli ha aumentato la loro fiducia nella vita, mentre il timore di una possibile punizione divina da parte degli spiriti degli antenati trascurati impedisce loro di violare le norme culturali. L’omissione di un solo individuo, infatti, può provocare a tutta la comunità gravi problemi come terremoti o tifoni, che da sempre si abbattono con ferocia su questo territorio. Dunque le immagini di demoni e fantasmi che incarnano i mali del mondo hanno continuato ad essere rielaborate e trasmesse in Giappone nel corso delle generazioni, attraverso il folclore, l’arte, il teatro e la letteratura. Questi ultimi costituiscono interessanti testimonianze dei cambiamenti nel background socioculturale giapponese nel susseguirsi dei periodi storici, ognuno con il suo bisogno di dare un ordine al caos, per combattere ansie e paure e riuscire a sopravvivere in questo mondo, creandosi una speciale protezione dal male a cui poter credere con fiducia.

 

 

Yūrei di Yanagita Kunio vs. Bakemono
In Giappone, le credenze sugli spiriti che abitano la natura sono sempre state fortemente presenti, soprattutto nei momenti di crisi sociale, anche se solo alcune di queste sopravvivono ancora, mentre altre sono state dimenticate quando non se ne è più avvertita la necessità. Sembra che lo Shintō originario non prevedesse rappresentazioni delle divinità, fino all’avvento del Buddhismo, che con la sua infinita varietà di icone contribuì anche alla creazione di un numero sempre crescente di opere d’arte con soggetti soprannaturali, tra cui gli spiriti inquieti dei morti. Nel Kojiki, si descriveva un universo diviso in tre parti: takama ga hara (Piana Celeste), la dimora degli dèi celesti, naka no kuni (Piana Centrale), dove vivevano gli dèi terrestri, e yomi no kuni, il mondo sotterraneo, regno dei defunti, un luogo nebuloso e impuro dove tutti, indistintamente, si dovevano recare alla morte, e che non comportava punizioni per i malvagi o ricompense per i buoni. Il mondo degli uomini era abitato da una miriade di spiriti che si mescolavano costantemente ai vivi, in forma visibile o meno, esercitando un potente influsso su di loro.

 

Fu Yanagita Kunio a compiere il successivo tentativo di analisi tra le varie definizioni del folklore e ad ottenere un sistema o una “classificazione”. Yanagita distinse tra “Obake / obakemono” – Essere legato a un luogo particolare, e ” Yūrei ” – Essere in grado di muoversi liberamente, ma legato a una persona specifica. Ecco cosa ha affermato nel suo Yōkai Dangi (妖怪 談 義; Discussioni sugli Yōkai):
Fino a poco tempo fa vi era una chiara distinzione tra obake e yūrei che chiunque avrebbe capito. Per cominciare, un obake generalmente appare in luoghi prestabiliti. Se si sono evitati quei luoghi particolari, si potrebbe vivere tutta la vita senza mai incontrarne uno. Al contrario, uno yūrei, nonostante si dica che siano privi di gambe, possono accanirsi contro il malcapitato. Quando si viene inseguiti [dallo yūrei], si viene inseguiti anche se si scappa a un centinaio di ri (1 ri = m 3927). E’ giusto affermare che ciò non sarebbe mai il caso di un bakemono. In secondo luogo, un bakemono non sceglie le proprie vittime; piuttosto prende di mira le masse ordinarie … D’altro canto invece, uno yūrei prende di mira solo la persona con la quale era collegato… Infine vi è una distinzione fondamentale per quanto riguarda il tempo. Uno yūrei, con l’eco oscuro della campana della Ushimitsu [l’Ora del Bue, di circa 2-2: 30 AM], potrebbe presto bussare alla porta […]. . Al contrario, un bakemono si presenta per una serie di volte. Un bakemono abile potrebbe scurire tutta la zona facendo la propria comparsa anche di giorno, ma nel complesso, il tempo che pare essere più conveniente per loro è la luce resa fioca di pulviscolo o all’alba. Affinché le persone li vedano e ne siano spaventati, emergendo nel buio pesto anche dopo che le piante si siano addormentate è, a dir poco, sconveniente per loro.

Nel libro di Ikeda Yasaburo, Nihon no Yūrei l’autore è quasi d’accordo con Yanagita, distinguendo due tipi di yūrei. Il primo tipo, come dimostra la storia Il crisantemo Vow , consiste in uno spirito con uno scopo specifico e l’attaccamento verso un altro essere umano. Essi hanno la possibilità di viaggiare, di muoversi. L’altro tipo, come testimoniano i capelli neri , sono quegli spiriti legati ad un luogo particolare. Possono avere una storia triste che li mantiene nell’ambiente, è l’ubicazione che conta.

 
Ikeda dice:
Di solito mi basta chiamare entrambi i tipi yūrei, ma potrebbe avere un senso fare una distinzione. Si potrebbe chiamare il primo gruppo, yūrei legati ad una specifica persona, e il secondo gruppo, yūrei legati a una specifica location – yōkai. Ma questi gruppi sono distinti per facilità di discussione. In verità, i regni dello spirito sono di gran lunga troppo complicati per delle semplici classificazioni; qualsiasi regola o distinzione che si azzarda è presto smontata. 
Ovviamente, il pensiero di Ikeda è corretto; le distinzioni di Yanagita falliscono il più semplice dei test. Si vedano i tre dei più celebri fantasmi del Giappone, Okiku (Bancho Sarayashiki), Oiwa (Yotsuya Kaidan), e Otsuyu (Botan Doro). Okiku è legato al suo bene, e per definizione di Yanagita sarebbe un obakemono e non un yūrei. Oiwa è libero di viaggiare dove vuole, ma non si preoccupa affatto dell’ora del Bue. Quando appare al matrimonio di suo marito, è mezzogiorno. E l’origine cinese di Otsuyu significa che disobbedisce a quasi tutte le regole di Yanagita, e non è né obakemono né yūrei.

 
Yanagita è stato uno dei primi folkloristi del Giappone, e un grande ricercatore e raccoglitore di storie ma, essendo il primo che operava con una quantità limitata di materiali e informazioni, non fu in grado di discutere o di raggiungere un livello tale da essere considerato un riferimento comparativo tramite le sue scoperte.

 
Gli Yōkai nel mondo di Mizuki Shigeru
Mizuki Shigeru ha un approccio molto più ampio; nel suo Segreti degli Yōkai – Tipi di Yōkai ha inserito tutto sotto il termine generico di ” yōkai ” (o “bakemono”, che considera la stessa cosa “) e poi si è diramato, a scalare, in quattro grandi categorie, una delle quali è ” yūrei.” Mizuki ha iniziato a studiare seriamente gli yōkai a sessant’anni, quando era pressoché in pensione dal suo famoso Kitaro dei fumetti. Ha anche fatto qualcosa che Yanagita non aveva mai fatto; ha viaggiato il mondo apprendendo il folklore degli altri paesi, ed è riuscito a fare dei confronti rispetto alla sua nativa origine giapponese, che conosceva così bene. Da ciò, ha sviluppato una definizione di yōkai il più estesa possibile, ampliando l’uso della parola al solo ” yōkai ” del Giappone, per includere una categoria di ” yōkai occidentale” e di mostri, fenomeni naturali e divinità di tutti i paesi.

 

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Purtroppo la parola yōkai viene utilizzata spesso come scorciatoia per i vari mostri giapponesi, perché raggiunge facilmente quello che si intende dire. Tuttavia, ci sono molte tipologie di yōkai: si va dal malvagio oni (鬼) alle ingannatrici kitsune (狐) e alla signora della neve yuki-onna (雪女); alcuni posseggono parti animali e parti umane, ad esempio il kappa (河童), il tengu (天狗) e la nure-onna (濡女). Gli yōkai spesso hanno poteri soprannaturali; sono quasi sempre considerati pericolosi per gli esseri umani, e le loro azioni hanno ragioni oscure. Alcune storie moderne raccontano di yōkai che si mescolano agli esseri umani, generando gli han’yō (半妖 o “mezzi-yōkai”); nella tradizione solo le kitsune ne erano capaci.

 
Yūrei e Yōkai – “Dead Things”
Poi si entra in una intera altra area. Gli yūrei sono o non sono un tipo di yōkai? Sono qualcosa di diverso? Anche in questo caso, non c’è una risposta universalmente accettata. Yanagita Kunio ha considerato che gli yūrei sono yōkai, ma non i Bakemono. Mizuki Shigeru considera gli yūrei solo una delle quattro grandi categorie di yōkai. Matt Alt nomina e considera yūrei e yōkai due contesti separati nei suoi libri Attacco yōkai! e Attacco yūrei! Il fantasma giapponese. Guida per la  sopravvivenza (in disaccordo con l’intento, ma citiamo).
Tutto quello che si deve fare è guardare le collezioni delle rappresentazioni degli yōkai del periodo Edo. Gli yūrei sono stati sempre considerati come voci. Nel periodo Kaidan-shu i fantasmi erano liberamente misti e le storie dei mostri sono apparse nel periodo Edo. Gli antichi giochi Hyakumonogatari Kaidankai, probabilmente inventato dai samurai, comprendevano strane storie, senza differenziazione tra yūrei e yōkai. Erano tutti solo “Aoandon”.
Del resto, alcuni mostri yōkai sono in realtà esseri umani morti. Molte cose possono accadere a uno spirito umano dopo la morte. Possono passare alla pace, trasformarsi in yūrei e vivere nel tormento e nel desiderio di vendetta, o trasformarsi in un mostro. Forse l’esempio più famoso è l’imperatore Sutoku, morto e rinato come il Re del Male del Tengu, una storia che compare sia nella Hogen Monogatari che nei Racconti della luce lunare e della pioggia (dai classici asiatici).
O c’è il gigante scheletro Gashadokuro, creato dalle ossa congiunte di tutte le persone che sono morte di fame e denutrizione. O ancora Dorotaro, lo spirito di un contadino i cui campi sono stati maltrattati dal figlio.
Ci sono molti altri yūrei, chiaramente rappresentativi di una sola una ‘forma’ di come un essere umano potrebbe manifestarsi dopo la morte. Si potrebbe diventare kami (secondo la tradizione giapponese) , yūrei o yōkai o, semplicemente, compiere il trapasso.

 

 

Religione e yōkai
Un’altra cosa che Yanagita Kunio dice è che alcuni yōkai sono gli dei tradizionali, storici e dimenticati del Giappone. Nel libro Hitotsume Kozo delinea la sua “teoria del degrado”, che mostra come gli dei dell’antichità stiano lentamente retrocedendo a piccoli mostri, divenendo poi racconti popolari. Egli usa il kappa come esempio. Il kappa (河童), chiamato anche Kawatarō (川太郎”ragazzo-di-fiume”) o Kawako (川子”figlio-del-fiume”), è una creatura leggendaria giapponese, uno yōkai, uno spirito del folklore e della mitologia giapponese che abita in laghi, fiumi e stagni.
Nello shintoismo sono considerati uno dei tanti suijin (水神”dei-acquatici”). Una variante di kappa coperti di peli sono chiamati Hyōsube (ひょうすべ).
Vi sono ancora santuari dedicati al kappa in Giappone, ma è stato retrocesso, come si legge, ad un mostro bestiale, quasi innocuo, fino ad un “simbolo mascotte”. I kappa sono simili ai Nix o Nixie inglesi, ai Näkki della Scandinavia, ai Neck della Germania ed ai kelpie scozzesi, e sono stati usati in tutte queste culture per spaventare i bambini nei confronti del pericolo di ciò che si nasconde nelle acque.

 
Molti yōkai condividono forti legami con il buddismo. Durante il culmine del periodo Edo, diversi mostri strani e dei sono stati importati da India e Cina e sono stati collocati nel ruolo di yōkai giapponesi. E, sulla base della teoria del degrado di Yanagita, questi esseri, un tempo potenti divinità che dimoravano nel pantheon giapponese, retrocedono, diventando folletti.

 
Komatsu Kazuhiko ha avanzato l’idea che gli yōkai siano una sorta di Lista di serie B del pantheon dei kami. E ‘stato a lungo ritenuto che gli spiriti possano essere trasformati in kami tramite rituali e culti. In tale misura, gli yōkai sarebbero pertanto dei proto-kami poiché, accumulando energia spirituale, sono riusciti sì a prendere forma, ma hanno bisogno ancora della spinta del culto umano per avanzare alla fase successiva e diventare un vero e proprio kami.
Proprio come molti, vi sono yōkai che non hanno alcun legame con la religione. Toriyama Sekein ha creato una serie di yōkai per i suoi libri, alcuni dei quali erano solo colpi di scena spettrale su giochi di parole o frasi popolari. Kyokotsu dalle ossa pazze, è solo uno degli esempi più evidenti. A distanza di poche centinaia di anni, questi yōkai che Toriyama ha ‘inventato’ sono stati considerati sullo stesso decorso dei kappa, che sono migliaia di anni più vecchi.

 

 

Yōkai moderni
Quando si chiede Qual è la differenza tra uno yūrei e uno yōkai?, bisogna decidere se lo si intende a livello antico o moderno. Nel periodo Edo e addietro, non c’era assolutamente nessuna differenza.

Kitaro

Kitaro

Ancora più indietro, tra yōkai e yūrei non vi è distinzione. Ma, procedendo verso l’era dei manga, dove gli yōkai diventano personaggi dei fumetti, il significato delle due parole sembra essere cambiato. Fumetti come Kitaro , Inuyasha e Nura: Rise of the Yokai Clan sono il mezzo di indottrinamento per una nuova generazione di lettori su cosa sono gli yōkai, ed è qualcosa di completamente diverso da ciò che Yanagita Kunio aveva registrato nei suoi taccuini. Gli yōkai moderni hanno personalità e complesse e distinte motivazioni, non quelle ripetitive dei mostri di Yanagita, meramente legati alle locations e privi di vera forza motrice. E gli yūrei vengono lasciati fuori dal partito, sono considerati come qualcosa di totalmente diverso dagli yōkai.
Quei yōkai manga valgono come la catalogazione di yōkai di Toriyama Sekein. Le definizioni di yūrei e yokai sono cambiati nel corso dei secoli, e continueranno a cambiare, in futuro. Perché il “cambiamento” fa parte degli yōkai. Essi sono la copia che colma le esigenze della generazione corrente. Essi sono mutabili.

 

 
In conclusione, nel libro Pandemonium e Parade: i mostri giapponesi e la cultura degli Yōkai , Michael Dylan Foster afferma che lascia intenzionalmente la loro definizione a tempo indeterminato, perché la storia degli yōkai è proprio la storia degli sforzi per descriverli e definirli.

 

 

Igno-rando

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