Riflessioni sulla Piramide Nera di Dashur, Amenemhat III e il Labirinto

L’Egitto (definizione letterale abbastanza attuale) denominato dagli antichi Terra nera – nera come il limo – era anticamente una stretta striscia ai lati del Nilo, che non superava mai i venti chilometri di larghezza da Assuan al Cairo, per poi allargarsi nel vasto delta del fiume ampio sino a duecento chilometri.

Questa zona da luglio ad ottobre viene ad essere allagata, trasformando il Paese in un lunghissimo lago, il quale non sarebbe stato altro che una immensa palude asciutta se fosse stato abbandonato a sé stesso, senza i favori eseguiti dagli antichi egizi, di irrigazione, di costruzione di canali, dighe, muretti trattenenti l’ acqua durante il tempo occorrente per poter coltivare la terra fecondata dalle piene del grande fiume. L’irrigazione ha esaltato le grandi qualità degli amministratori egizi che disponevano di un centralizzato inquadramento organizzativo, incredibile per quel tempo, con una manodopera numerosissima, ben controllata e con una base tecnica senza la quale la costruzione delle Piramidi non sarebbe stata possibile.

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Amenemhat III

Tra le opere va sottolineata indubbiamente quella del faraone Amenemhat III che si distinse in un periodo di massima fioritura del Regno Medio, caratterizzato dalla pace in Egitto, dallo sviluppo dei commerci con l’estero e dal proliferare di tecniche agricole innovative; a lui fu attribuita la bonifica della Città di Fayyūm (luogo n cui venne a lungo venerato) e l’utilizzo del lago Qarun come bacino di controllo delle acque del Nilo. Non solo per queste menzioni, ci si trova di fronte ad un esperto intenditore del fiume nero. Non esistono prove di coreggenza tra lui e il padre e molto di non scontato ruota sull’esistenza di questa figura, di cui si sa ben poco e per cui ogni tentativo di ricostruzione sul suo canone reale, o la durata del suo regno è discordante tra le varie fonti storiche pervenute.

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La piramide nera di Dashur

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Il pyramidion di Amenemhat III – Museo del Cairo

Ecco perché non risultano esaustive le versioni ufficiali fornite in merito. Il complesso piramidale di Amenemhat III di Dashur, (in arabo: دهشور , Dahshūr), il cui antico nome era “Amenemhat è bello” è l’insieme degli edifici funerari dedicati al culto di questo sovrano, i cui cartigli sono stati ritrovati negli appartamenti e nel tempio funerario. Il complesso, più conosciuto con il nome generico di piramide nera deve questo appellativo alla presenza di basalto nel nucleo molto scuro ed al pyramidion in diorite grigia che, in origine, raggiungeva 1,3 mt di altezza e che ora è possibile osservare presso il Museo del Cairo; è tra tutti il più famoso, col disco solare alato (“colui che si solleva” – simbolo che risulta dalla fusione tra il sovrano, Ra e il falco Horus).

Dashur è situata nel deserto, sulla riva occidentale del Nilo, a circa quaranta chilometri da Giza e pochi chilometri a sud della zona archeologica di Saqqara. Ma qualcosa di inspiegabile ruota attorno alla piramide nera, abbandonata immediatamente dopo la sua ultimazione,  come se un agente volontario avesse destabilizzato la struttura a lavori semiultimati; ed è quello che riportano le fonti storiche e, tuttavia,  si parla di esondazioni infiltratesi nella parte delle fondamenta. Potremmo anche credere che il caso lo abbia voluto se il Nilo non fosse per antonomasia millenaria un fiume più che regolare. 3d piramide neraUn fenomeno è stato celato o, meglio, offuscato da quelle infiltrazioni, in una piramide complessa e volontariamente concepita senza piastrone di base. I graffiti di un costruttore della piramide indicano che la sua edificazione cominciò già a partire dal secondo anno del regno di Amenemhat III, con una base di mattoni crudi essendo mancante il quadro di pietra stabilizzante. La sottostruttura di questa piramide è articolata in modo estremamente complesso e differisce significativamente da quella delle prime piramidi della XII dinastia. La piramide venne realizzata ineditamente con due ingressi scalinati, uno ad est ed uno ad ovest. L’interno è costituito da 24 ambienti più i corridoi con gli appartamenti funerari estesi su una superficie di circa 500 metri quadrati che con il loro tortuoso intrico rappresentano simbolicamente le strade della Duat, il regno dei morti. Si compone di due parti comunicanti attraverso un corridoio, di cui una ad est appartenente al sovrano e l’altra per le sue due consorti. Nell’ articolo è riportato il suo schema per rendere più concreta l’idea circa la maestrìa nella sua realizzazione e la complessità delle varie aree al suo interno. Si accede attraverso una scala sul corridoio d’ingresso, poi si trova un intero sistema di passaggi, alberi, barriere e camere rivestite con una guaina in calcare disposte su diversi livelli. Ad una ventina di metri dall’ingresso, si è rivolti a nord verso la camera di sepoltura regale. Si accede anche da ovest da cui un corridoio collega la camera della regina. Sulla parete ovest della camera di sepoltura del re, c’era un sarcofago di granito rosa con una volta principale e delle nicchie. Il sistema di camere e corridoi della tomba del sovrano giaceva sotto la metà orientale della piramide. I due ingressi si trovano  “virtualmente” speculari l’uno rispetto l’altro. Il corridoio d’ingresso aveva anche una scala discendente. Provenendo da ovest si entra prima nella camera sepolcrale della regina Aat, poi quella di una regina che non è stata precisamente identificata, si pensa Neferuptah. 106i2enUn altro ramo del labirinto sotterraneo costituiva la cosiddetta tomba a sud, un sistema di corridoi e cappelle che comincia in corrispondenza del corridoio d’ingresso del sistema che conduce alla camera sepolcrale del re e si trova sotto la parte meridionale del cortile tra l’interno e la passerella esterna della piramide. Paradossalmente il tempio funerario era modestissimo,  situato di fronte al lato est della piramide, piccolo e relativamente semplice. A nord della piramide, praticamente nel cortile tra le pareti perimetrali interne ed esterne, vi è una fila di dieci tombe a pozzo appartenute ai membri della famiglia reale. La prima tomba, partendo da est, secondo alcuni fu poi usurpata, secondo altri fu occupata per un atto di appoggio e rispetto da uno dei sovrani della XIII dinastia, Hor I, un secolo dopo (la questione in proposito non è chiara visto che non si capisce nemmeno dove si trovi Amenemhat III). La piramide di Dahshur venne completata in circa 15 anni di regno del sovrano, dopo di che fu abbandonata.

Com’è possibile che lo studio per lo stanziamento della piramide abbia così miseramente fallito? E che ciò sia avvenuto proprio in riferimento ad un grande maestro delle bonifiche territoriali, ai quali sono dedicati culti relativi alla sua opera e alla capacità di far fiorire città che altrimenti sarebbero rimaste desertiche e improduttive? E’ chiaro che qualcosa si sia intromesso tra gli intenti, soprattutto quando si osserva in che modo si parla della sua sepoltura. Peraltro come elencherò a breve,  venne edificata una seconda piramide ad Hawara poiché, anche se non è chiaro secondo gli studi ortodossi, un sovrano doveva poter giacere in tranquillità all’interno di un luogo che lo custodisse in eterno. Ma il dato bizzarro è che Amenemhat III non giacque nemmeno in questa seconda piramide.

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Piramide di Hawara

Non sono comunemente note le ragioni per cui a questo sovrano sembrano appartenere due piramidi, una a Dashur e l’altra ad Hawara. La versione che va per la maggiore è quella dell’essersi resi conto troppo tardi che la piramide presentava dei seri problemi strutturali che hanno lasciato cedere le fondamenta a causa delle infiltrazioni di umidtà proveniente dalle acque del Nilo, principalmente nel periodo delle esondazioni. Capite anche voi che sembra un po’ scontata come versione; il Nilo, che durante la stagione estiva riceve l’80-90% dell’acqua dal Nilo Azzurro, è un fiume regolare e calmo, che esonda soltanto in questo periodo e, quando si ritira nel suo bacino, lascia pesci ed altri detriti organici a deteriorarsi sul suolo e a costituire quello che viene chiamato limo, il vero oro per quei popoli, concime prezioso per le loro terre dal tipico colore nero. Le esondazioni del fiume si estendono da 5 a 20 Km. Per questa ciclicità – diciamo – perpetua delle esondazioni a cadenza regolare,  si conoscevano perfettamente le zone edificabili meno soggette a cedimenti sotterranei del suolo e quelle impraticabili per via del terreno scistoso. E di questo vi sono tracce visibili in superficie attraverso la vegetazione oltre ad una naturale estensione sotterranea più profonda di cui per ragion di logica si sapeva. Appare sminuente e riduttivo, sbrigativo e limitato voler dare una spiegazione allo sprofondamento della piramide concludendo che gli ingegneri dell’epoca avessero commesso grossolanamente un errore fatale e ingenuo,  edificando su un terreno scistoso. E, come anticipavo qualche riga sopra, soprattutto in riferimento ad Amenemhat III, noto per le sue conoscenze in merito e per opere di bonifica sensazionali; è ricordato, ad esempio, perché fece sì che nel Fayyum crescessero uva, fichi e olive, prodotti straordinari per il tipo di terreno di quel luogo. Se così fosse realmente stato, se ne sarebbero accorti ben prima di portare a termine l’edificazione.

E’ perciò questo il motivo relativo all’abbandono della piramide nera?  Il cedimento improvviso delle fondamenta causato da infiltrazioni delle esondazioni nella stagione fertile che degli ingegneri, maestri nella costruzione di Piramidi e di strutture quali il Labirinto di Meride, non hanno calcolato man mano che l’opera in cantiere andava compiendosi? O piuttosto questa non sarà stata una causa improvvisa indotta da un fattore X per camuffare dell’altro? E cosa dire dell’enorme Labirinto davanti alla seconda piramide edificata per Amenemhat III di cui non resta che qualche pietra di cui Manetone dice: … egli costruì il Labirinto nel nomo di Arsinoe (Egitto), come tomba per sé. ?

Divenne famoso per la seguente descrizione fattane da Erodoto:

« Ed io ho visto; è superiore a qualsiasi cosa si possa dire in merito; già le piramidi sono al di sopra di ogni possibile descrizione, ma il Labirinto vince il confronto anche con le piramidi. Vi sono infatti dodici cortili coperti, che hanno porte opposte tra loro e sono: sei rivolti verso nord e sei verso sud, contigui. Lo stesso muro li chiude tutt’intorno dall’esterno. Vi sono stanze in doppio ordine. Quelle a livello del suolo che ho visitato, attraversato e quelle sottosuolo, 3000 in numero, 1500 per ciascun ordine. Le stanze del piano superiore le ho viste io stesso e ne parlo quindi per averle visitate; invece quelle sotterranee non posso parlarne che per informazioni ricevute dato che mi è stata assolutamente vietata la visita, asserendo che c’erano solo le tombe dei re costruttori di questo Labirinto e i coccodrilli sacri. Accanto all’angolo del Labirinto vi è una piramide alta quaranta orge sulla quale vi sono scolpiti animali di grandi dimensioni. Vi si accede da una strada sotterranea. Al centro del lago si elevano due piramidi.Ognuuna si erge per circa 50 orge e la parte sotto le acque conta altrettanto. Sopra le piramidi si trova una statua colossale di pietra che siede in trono. Il soffitto dei locali è di pietra come le pareti piene di figure scolpite, mentre ogni cortile è circondato da colonne di pietre bianche connesse fra loro alla perfezione. Il tetto di tutte queste costruzioni è in pietra e così pure i muri ricoperti da iscrizioni. »

 

Petrie, wainwright and mackay  - the labyrinth, gerzeh and mazghuneh - , petrie, 1912

Resti del Labirinto

 

Riflettendo e collegando i fatti sono andate perse o semidistrutte due costruzioni abnormi ed estremamente complesse; ci sarebbe perciò da ragionare sul chi fosse realmente questo sovrano; voci di corridoio affermerebbero che, ancora oggi, la piramide nera di Dashur non rimane mai nello stesso posto ma compie degli spostamenti, pare, non attribuibili al fenomeno delle esondazioni. Anche se ci si trova davanti ad un enorme rudere di cui il turismo poco si interessa data l’ubicazione più decentrata rispetto la piana di Giza e lo stato di conservazione che lo rendono poco attraente, questa piramide cela qualcosa di molto interessante, così come il Labirinto di Hawara di cui non se ne conosce quasi l’esistenza se non attraverso le fonti citate in questa sede. Perché si direbbe che si sposta? Chi ha offuscato la verità con l’umidità proveniente dal Nilo?  La piramide iniziò a cedere a giochi pressoché fatti, probabilmente, per confondere la realtà di un fenomeno, camuffarlo, per fare in modo che qualcosa non si sapesse. Cosa non si doveva sapere visto che a quanto pare le visite alle tombe nel Labirinto di fronte alla seconda piramide erano assolutamente vietate? Come non si capisce, inoltre, dove sia finito Amenemhat III, se veramente nel Labirinto o chissà dove.

Ad oggi, la zona che circoscrive la piramide è sotto sorveglianza militare;  risulta pertanto assai difficile compiere delle ricerche approfondite se non con concessioni riservate a pochi. Non molto distante stanno nascendo graduali tracce di urbanizzazione molto contestate ma, per assurdo, le persone di quei luoghi non riescono ad avere concretezza effettiva degli spostamenti che avverrebbero dai quali, infatti, non giunge alcun tipo di notizia o documentazione.

 

 

Igno-rando

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