Il “Triangolo delle Bermude” è un poligono a quattro lati

Ogni anno, secondo i dati della guardia costiera, in quello che viene definito Triangolo delle Bermude, si registra la sparizione di una media di 120 tra imbarcazioni e velivoli. Aerei che scompaiono misteriosamente, avvistamenti di strane luci, navi ritrovate completamente vuote con l’equipaggio svanito nel nulla e molte altre anomalie che convergono tutte in questa porzione di oceano Atlantico.

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L’incidente del 1945 ascrisse la zona anomala ad un triangolo; studi ed ipotesi effettuati in seguito sono scivolati in questo errore, senza esclusione alcuna.

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1492, primo viaggio di Cristoforo Colombo

Cenni Storici
Cristoforo Colombo durante il primo viaggio effettuato nel 1492 riporta testimonianza di quanto scorge da questa avventura nel suo diario di bordo, e scrive di trovarsi in ” un posto dove le bussole smettono di funzionare e meravigliose strisce di fuoco cadono dal cielo”; questo avvenimento non lasciò indifferente l’equipaggio, il quale ne fu preoccupato. La notte dell’11 ottobre – come poi riportò –  si disse convinto d’avere intravisto nel buio, in lontananza, “como una candelilla que se levava y se adelantaba” (come una piccola candela che si sollevava e andava in avanti). Il 12 ottobre, verso mezzogiorno, sbarcò con l’equipaggio in una zona congeniale di terraferma, battezzata col nome di San Salvador.

In questa parte così particolare di oceano Atlantico di cui ben poco si conosce,  oltre all’opera di testimonianza dei primi naviganti colonizzatori, si aggiunse un certo numero di sparizioni più o meno note nei periodi successivi; si formularono molteplici ipotesi su un fenomeno troppo complesso all’occhio umano, nel tentativo di fornire soluzioni anche se prive di effettivo e verificabile fondamento scientifico.
Un secondo fatto storico, avvenuto il 5 dicembre 1945 alle 14.00, suscitò  l’interesse che sino ad oggi ha portato a ritenere, forse un po’ troppo scontatamente, che quella zona fosse ascritta ad una estesa forma triangolare. La morfologia attribuita alla zona in cui si verificarono questi eventi, divenne un dato di fatto comunemente condiviso, e lo si ritenne “corretto” non solo per la conoscenza popolare, ma anche per la formulazione di studi e teorie in proposito.Ma vedremo come questo supposto dato di fatto non sia, in realtà, altro che un errore che ha plasmato la conoscenza effettiva a mere formulazioni ipotetiche campate in aria.

In quell’ormai andato giorno, cinque aerei TBM Avengers della marina americana  partirono dalla base di Fort Lauderdale (Florida) per un’esercitazione di tiro al bersaglio; si diressero ad est, in direzione Bahamas; raggiunsero il bersaglio, completarono l’esercitazione e imboccarono la via del ritorno. O, almeno, così credettero. Alle 15.15, il tenente Charles Taylor inviò un messaggio alla torre di controllo: “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra …”. E ancora: “Non sappiamo la nostra posizione! Non sappiamo dove sia l’ovest … Qui non funziona più niente … Anche il mare non è dove dovrebbe essere!”.
Ancora qualche confuso messaggio giunse alla base: “Tutte le mie bussole sono guaste”, “Non so dove ci troviamo”, “Nessuna terra è in vista”.
Il tutto andò avanti sempre più confusamente, fino alle 16. Poi, più niente.
Un grosso Martin Mariner di ricognizione venne inviato immediatamente in soccorso. L’apparecchio, con a capo il tenente Kane, poco dopo essere giunto sul luogo inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole inviate alla base prima di sparire.

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Novecentottantacinque miglia quadrate di mare furono perlustrate palmo a palmo da  trecentosette aeroplani, quattro cacciatorpediniere, diciotto vedette della guardia costiera, centinaia di aerei ed imbarcazioni private,  per la ricerca più colossale esistita prima di quel momento e forse sino ad oggi; tuttavia, non fu rinvenuta alcuna traccia dei velivoli dispersi che potesse far ritenere si fosse trattato di un incidente (si va alla ricerca, in genere, di macchie di olio, zattere di salvataggio, relitti galleggianti o altro).  Questa zona setacciata dell’Oceano Atlantico settentrionale di forma per l’appunto triangolare, definì il cosiddetto “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”.

Come accennato all’inizio dell’articolo, i vertici comunemente definiti sono:

  •     Nord – il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude;
  •     Sud – il punto più occidentale dell’isola di Porto Rico;
  •     Ovest – il punto più a Sud della penisola della Florida.

Durante la sparizione del ‘45, la commissione di inchiesta si chiuse nel silenzio. Vennero ascoltate e messe a verbale cinquantasei testimonianze per quattordici giorni di udienze; dopo di che il caso fu chiuso. Il 18 Maggio 1991, con toni da incredibile scoop, la stampa diffuse la notizia del ritrovamento della squadriglia perduta, dichiarando così definitivamente risolto il mistero; ma si trattò di un buco nell’acqua seguito, qualche giorno dopo, dalla sua smentita: i relitti rinvenuti nelle profondità marine appartenevano ad aerei più recenti. Il non riuscire a dare una risposta infittì il mistero e, dopo questo incidente inesplicabile si cominciò a collegare quel tratto di mare ad altre sparizioni del passato. Nel 1800 la U.S.S. Pickering sparì tra la Guadalupa e Delaware; nel 1814 la U.S.S. Wasp scomparve nei Caraibi; e poi il Grampus, la Maria Celeste, l’Atlanta per citarne alcune. Un’infinità di navi sparite nel nulla o ritrovate completamente vuote, come la Rosalie.
Tra le ipotesi più conosciute formulate in merito a questi avvenimenti, si citano esperimenti  con tecnologie sconociute in una zona molto vicina a detta area, derivanti cioè da una seconda Area 51, meglio nota come A.U.T.E.C. (Atlantic Undersea Test and Evaluation Center), la presenza di armi mai disattivate costruite da una civiltà precedente alla nostra e dotata di una tecnologia infinitamente superiore perciò extraterrestre,   esperimenti militari condotti dal governo americano (viene considerato l’“Esperimento di Filadelfia”), rapimenti U.F.O. e, per ultimo ma non da ultimo, deformazioni spazio-temporali.

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Approssimazione grafica dell’area di oceano Atlantico in luogo del comunemente conosciuto Triangolo delle Bermude, molto più piccola di quanto nota.

Uno stravolgimento inaspettato.
Secondo alcuni studi, sarebbe confermato che la zona precisa in cui si originano le sparizioni e gli altri fenomeni registrati è molto più ristretta rispetto a quella comunemente nota dalla storia, e non si tratterebbe affatto di un triangolo, bensì di un poligono a quattro lati entro cui avverrebbe una distorsione spazio-temporale che si incanala in un accesso che risucchia, attraverso le favorevoli incidenze, mezzi di trasporto e altri corpi. Ma dove? L’accesso condurrebbe ad una porzione di piano parallelo, ad una porzione di griglia parallela rispetto al nostro piano, da non confondere con una situazione indipendente come può essere un mondo, ma ad una zona “neutra” colma di rottami accumulati nel tempo, cadaveri o ciò che rimane di essi, in quanto corpi di viventi, tra cui umani e animali (dai pesci ad altri), non sarebbero in grado di sopravvivere a detta traslazione fisica.
Perciò le sparizioni senza traccia alcuna di incidente, sono da collegare a questa anomalia.

Tutto da riscrivere…
In conclusione, ci troviamo davanti ad un capitolo da relegare nell’errore, ipotizzato o addirittura smentito da dimostrazioni o tentativi di includere il tutto ad una normalità dei fatti attraverso il tentato confronto  statistico delle sparizioni di imbarcazioni e velivoli registrate nella zona, considerata sempre come “Triangolo”  (ovvero con  l’area nota dalle perlustrazioni del 1945) con quelle del resto dell’oceano – sia quantitativamente che qualitativamente – , o con la pretesa di aver risolto l’enigma, e cioè dai libri di Berlitz alle ricerche di Kusche, sino ai film recenti; nuove pagine devono essere riscritte soprassedendo al concetto di “zona triangolare” ed introducendo la forma di poligono a quattro lati in relazione a questa porzione di abisso in cui, per un caso in cui determinate variabili si sommano, favorirebbe a chiunque lo sfortunato ingresso nella distorsione spazio-temporale, abbandonando la terra e perdendo la vita.

 

 

 
Igno-rando

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