Esorcismo

TheDevilInside

Fotogramma dal film “The Devil Inside”

Prima di affrontare la questione sull’esorcismo, è necessario definire l’ambito in cui esso è collocato facendo chiarezza tra la sua storia e la versione che viene offerta da cinema e dicerìe di popolo.
E’ diffusa in molte religioni la credenza che un essere soprannaturale possa decidere di impossessarsi del corpo di un essere vivente, uomo o animale, o di occupare un determinato luogo a proprio piacimento; per questo motivo, l’esorcismo comprende un insieme di pratiche e riti volti a far sì che questi abbandoni il corpo della persona,  dell’animale o del luogo in cui alberga. Tali pratiche sono molto antiche e fanno parte del credo di varie religioni.
I presunti posseduti non sarebbero consenzienti, né totalmente responsabili delle loro azioni, perciò incapaci di determinare un controllo su chi li possiede.  Il concetto di possessione malefica e la pratica dell’esorcismo sono concetti molto antichi e diffusi. Il Nuovo Testamento annovera tra i miracoli di Gesù Cristo la liberazione di alcuni indemoniati, tra cui quello di Gerasa (cfr. Vangelo secondo Luca, 8,26-39 e Marco 5,1-20). Per questo motivo e per la tradizione ininterrotta, la possessione diabolica fece parte del credo del Cristianesimo fin dal suo inizio; l’esorcismo, come pratica di liberazione dal demonio è stata ed è tutt’ora una pratica riconosciuta e promossa dalla Chiesa cattolica, da quella Ortodossa e da varie Chiese Protestanti.
5 Di continuo, notte e giorno, andava urlando tra i sepolcri e su per i monti, percuotendosi con delle pietre. 6 Quand’ebbe veduto Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti 7 e a gran voce disse: «Che cosa vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi».8 Gesù infatti gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». 10 E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese. 11 C’era lì un gran branco di porci che pascolava sul monte. 12 I demoni lo pregarono dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 Egli lo permise loro. Gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci, e il branco si gettò giù a precipizio nel mare. 14 Erano circa duemila e affogarono nel mare. E quelli che li custodivano fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna; la gente andò a vedere ciò che era avvenuto.
(Mc. 5,5-14)

Un’altra forma di possessione, secondo la tradizione e la cabala ebraica , sarebbe quella del dybbuk, che si ritiene essere l’anima vagante di un defunto, fuggita dalla Geenna (un termine ebraico tradotto liberamente come “inferno”). Nella tradizione ebraica è uno spirito maligno o un’anima in grado di possedere gli esseri viventi. Si ritiene che sia lo spirito disincarnato di una persona morta, un’anima alla quale è stato vietato l’ingresso al mondo dei morti, lo Sheol.
Queste anime vagano per il mondo poiché manca loro la “forza” di mantenere l’attaccamento a Dio per l’ingresso nel Ghehinnom per poi avere accesso al Gan Eden.
Il significato della parola “dybbuq” deriva dall’ebraico “דיבוק” e vuol dire “attaccamento”: l’anima del trapassato che non ha compiuto pienamente il suo compito, o con mancanze di altro tipo si attacca al corpo di un vivente e coabita in esso.
Secondo le credenze popolari, se un’anima non è riuscita a terminare la propria funzione o a compiere le azioni richieste nella vita terrena, o talvolta  colpevole di trasgressioni molto gravi, viene ad essa data un’altra opportunità per terminare i compiti insoluti nella forma di un dybbuk. Non appena avrà raggiunto gli obiettivi preposti, esso abbandonerà l’essere ospite (a volte dopo essere stato aiutato).
Quando il dybbuq è presente nella persona, non ne ha effetti “desiderabili” o buone sensazioni, e spesso è in contrasto con le Leggi divine; infatti la persona fisica “ospitante” si trova a subire spessoconseguenze sgradevoli, limitanti per la propria vita e la propria identità, nonché per il proprio percorso spirituale. Non si tratta, comunque, di una forma di reincarnazione. Pertanto anche dal dybbuq sono necessari tentativi di liberazione attraverso un rito religioso formale.
Con l’affermarsi della dottrina psichiatrica, la pratica dell’esorcismo è andata a scemare in tempi recenti e in molti gruppi religiosi, anche a motivo di una più attenta diagnostica di problemi di carattere psichico e psicologico. Tale diminuzione può anche essere ascritta ad un cambiamento di mentalità nella cultura occidentale, a nuove correnti filosofiche e di pensiero quali il razionalismo, il materialismo o il naturalismo, le quali hanno ridotto l’attenzione ma, soprattutto,   spostato l’orizzonte altrove e sminuendo così  l’importanza del soprannaturale.
Nell’ambito della Chiesa cattolica, l’esorcismo,  tranne quello ordinario praticato in occasione del battesimo, è un sacramentale praticabile solo dai vescovi o da un sacerdote in possesso del mandato dal proprio vescovo. Nel passato l’esorcistato era un ministero annoverato tra gli ordini minori, ma fu abolito con il Concilio Vaticano II. L’esorcismo è disciplinato dal “De exorcismis et supplicationibus quibusdam” (letteralmente “gli esorcismi e alcune preghiere”), rituale piuttosto giovane,  adottato nel 1998 in sostituzione di quello del 1614 che resta tuttavia in uso perché ritenuto più completo ed efficace  dalla maggior parte degli esorcisti.
I tempi sono molto cambiati in proposito e l’atteggiamento è diverso; oggi la Chiesa procede con molta più cautela, soprattutto in presenza di malattie che, un tempo, erano unicamente ascritte all’azione del Demonio come ad esempio la schizofrenia, l’epilessia o altre malattie mentali.
Il suo primo scopo è infatti diagnostico, allo scopo di verificare se la persona sottoposta ad esorcismo sia affetta o meno da disturbi naturali o posseduta dal Maligno. La sua durata varia, fino a più riprese lungo un percorso che può durare anni per raggiungere la completa liberazione. Nel caso di un reale esorcismo, l’entità che possiede l’esorcistato passa per un attimo all’interno del corpo dell’esorcista; ecco perchè non tutti sono idonei a praticare questo sacramentale. Il sacerdote esorcista deve,  prima di tutto , indagare sulla storia del suo paziente, e la prassi prevede un  interrogatorio iniziale, sia della persona che dei familiari, uno studio degli esami medici, e la ripetizione di nuovi e,  se necessario, preghiere di guarigione e di liberazione da un gruppo guidato da un sacerdote.
Essendo considerato un ministero particolarmente delicato e difficile, secondo la Chiesa Cattolica (ma non secondo tutti) l’esorcista deve essere un sacerdote, ma prima di tutto una persona dotata di particolare equilibrio psichico e spirituale. Il rituale suppone che il posseduto abbia la libera volontà, sebbene il demonio può avere il controllo del suo corpo, e prevede preghiere, benedizioni, invocazioni secondo le indicazioni del rituale. Significa che egli è cosciente del momento nonostante la possessione.

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Immagine esemplificativa

Lineamenti generali dell’esorcistato
E Gesù disse: «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla potrà danneggiarvi» (Luca 10, 19). Tutti i fedeli, nella Chiesa primitiva, potevano scacciare i demoni e combatterli attraverso il potere donato loro da Gesù Cristo. Nei Vangeli sono riportati numerosi episodi in cui Gesù e gli Apostoli scacciano i demoni. «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Marco 16, 17-18).
Durante il Cristianesimo primitivo ogni credente che fosse provvisto di giusta fede, aveva facoltà di compiere esorcismi in base al «carisma personale».

San Giustino martire (100-165 d. C.) e Tertulliano (155-230) ne danno testimonianza, il primo dichiarando che i cristiani sono in grado di guarire gli indemoniati nel nome di Cristo e così «riducendo all’impotenza i demoni che possedevano gli uomini», il secondo asserendo che all’ordine di un cristiano qualunque, i demoni, sottomessi ai servitori di Dio e di Cristo, «escono dal corpo umano» in stato di confusione.
Con il fiorire del monachesimo, la lotta contro il demonio diventa il fine principale dei monaci. Si ricordano Sant’Antonio Abate (250-356), S. Benedetto da Norcia (480-587) e S. Martino di Tours (316-397). Per alcuni S. Benedetto è considerato  il patrono degli esorcisti. Ma si ricorda ancora S. Martinoa cui venne conferito prima l’esorcistato e poi, solo dopo, questi fu ordinato sacerdote, dato molto importante.  L’esorcistato, come “ufficio” atto ad allontanare i demoni esisteva nella Chiesa primitiva; con l’esempio di S. Martino si può osservare come si passò dal ritenere ogni credente fosse in grado di operare tale atto, all’ipotesi di dover conferire una specie di “carica” affinché si potesse compierlo.
Nella lettera a Decenzio, vescovo di Gubbio,  Papa Innocenzo I pose le basi per la successiva regolamentazione dell’esorcistato (416 d.C.) . L’esorcismo andava considerato lecito solo se autorizzato dal vescovo. S’impose perciò una limitazione a garanzia della serietà dell’ufficio, Da questo momento solo i sacerdoti avrebbero potuto effettuare esorcismi, non già più ogni credente devoto.
Tra il VII ed il XV secolo si ebbe un fiorire di formule esorcistiche, si ricordano i formulari di Alcuino (735-804). Il concilio di Trento (1545-1563) definì l’esorcistato un «ordine minore». Nella Lettera Apostolica Ministeria Quaedam in forma di Motu Proprio (1972), Paolo VI  abolì l’ordine minore dell’esorcistato;  è comunque prassi, tra gli studiosi e i pratici della materia, riferirsi all’esorcistato come a un ministero. Tale soppressione venne vista come la perdita di un’arma nella lotta contro il demonio. Tuttavia lo stesso ordine minore restò completamente sconosciuto nei primi tempi della Chiesa. Si trattava di un sacramentale stabilito dalla Chiesa, quindi anche se l’ordine era stato soppresso, il suo potere era rimasto invariato.
Il Codex Iuris Canonici (1983), al canone 1172, dopo aver ribadito che l’esorcismo legittimo è solo quello ottenuto dall’Ordinario del luogo mediante espressa licenza, specifica che il sacerdote deve essere «ornato di pietà, scienza, prudenza e integrità di vita». Il can. 1172 riprende essenzialmente il can. 1151 del Codex Iuris Canonici (1917).
Il materialismo storico, l’imperante scientismo, l’ateismo tronfio e vanitoso hanno estremizzato il razionalismo, spostando l’uso della Ragione dal piano trascendente a quello bassamente meccanicista ha confinato a demoni e Satana ad una valenza simbolica più che ad entità reali. Tra i più insigni teologi c’è tende a collocare ogni fenomeno di possessione o intervento diabolico come sintomo di una malattia nervosa e psichiatrica.

Possessione, ossessione, infestazione, soggezione.
Il demonio, che per la Chiesa assume il nome di Satana, agisce in vario modo. C’è un’azione straordinaria, comunque consentitagli da Dio, che può essere classificata in sei forme diverse: sofferenze fisiche esterne, possessione diabolica, vessazione diabolica, ossessione diabolica, infestazione diabolica e soggezione (o dipendenza) diabolica. Le sofferenze fisiche esterne sono il risultato di invisibili percosse, flagellazioni e bastonate subite dal soggetto; non c’è, in questo caso, un’influenza interna del demonio e non si ricorre, di norma, all’esorcismo (a differenza delle quattro forme seguenti), quanto semmai a preghiere di persone testimoni dell’accaduto. La possessione diabolica è l’azione più grave del demonio, il tormento maggiore per le sue vittime; uno o più demoni entrano nel corpo del soggetto (non nella sua anima) facendolo agire o parlare come fosse una marionetta, compresa la perdita di conoscenza o il compiere alcuni atti o il proferir parole inconsapevolmente, senza però mai giungere alla possessione. L’ossessione diabolica si manifesta con pensieri ossessivi, anche assurdi, che giungono d’improvviso a volte concatenati uno all’altro senza che si riesca a bloccarli; il soggetto vittima di ossessione vive turbato al punto da essere propenso al suicidio. Anche se in molti casi questi sintomi morbosi possono essere spiegati dalle scienze psichiatriche, un certo numero non trova risposta in esse rivelando invece una sicura causa malefica. Le infestazioni sono poi quelle su case, oggetti, animali. La soggezione diabolica si ha, invece, quando volontariamente si sceglie di sottomettersi al demonio, di divenire suo servo.
Il Rituale
Facendo riferimento al Bogetti, L’esorcista, gli ossessi e l’esorcismo, il Rituale Sacramentorum Romanum (1584-1602; dunque successivo al Concilio di Trento, del 1563) fu redatto dal cardinale Antonio Santori su incarico di Gregorio XIII. Stampato e mai promulgato, causa il decesso del Papa nel 1585, è poco più vecchio del Rituale Romanum edito nel 1614 sotto Papa Paolo V. A differenza di quest’ultimo, era molto più esteso in quanto si basava sul Liber Sacerdotalis (del domenicano Alberto Castellani – 1523), in cui includeva le indicazioni di testi biblici e diversi criteri per riconoscere la possessione.  Il Liber Sacerdotalis trattava dei malefici e dei segni indicativi della presenza del demonio.

Chiesa di San Bernardo - affresco volta centrale - Esorcismo di San Bernardo

Chiesa di San Bernardo – affresco volta centrale – Esorcismo di San Bernardo

Nel Rituale Romanum del 1614 erano pubblicati tutti i rituali della Chiesa Cattolica. L’esorcismo era trattato nel capitolo De exorcizandis obsessis à daemonio, un rituale non prescritto ma solo raccomandato. L’ultima edizione del Rituale Romanum risale al 1952, promulgata sotto Papa Pio XII (il venerabile Papa Pacelli, il “Pastore Angelico”), ed al Rituale dell’esorcismo è dedicato il Titulus XII diviso in tre parti: 1) norme da osservare con chi viene esorcizzato dal demonio; 2) rito per esorcizzare i posseduti dal demonio; 3) esorcismo contro Satana e gli angeli apostati (ribelli), scritto personalmente da Leone XIII e reso operante nel rituale nel 1890. La seconda parte, quella del rito stricto sensu, è articolata a sua volta in tre momenti, di cui il primo è introduttivo ed il terzo conclusivo; l’esorcismo propriamente detto ricade nel momento centrale, risultando perciò il perno di tutto il Rituale esorcistico.

In questa fase, il sacerdote pone la mano sul capo del soggetto e un’estremità della stola sul suo collo, pronunciando con voce salda e certa nella fede: «Ecce crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu Juda, radix David! Alleluja!».

Questa breve preghiera-scongiuro è attribuita a S. Antonio e, per ordine di Papa Sisto V, venne scolpita alla base dell’obelisco di Piazza S. Pietro a Roma, lì trasportato nel 1586 durante il suo pontificato (1585-1590).

Nel 1998, Giovanni Paolo II approvò il De exorcismis et supplicationibus quibusdam, promulgato alla fine dello stesso anno dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CCDDS). Pubblicato ufficialmente in latino il 26 gennaio 1999, il nuovo rito venne poi tradotto in italiano con il titolo Il nuovo Rito degli esorcismi e preghiere di guarigione per circostanze particolari e reso obbligatorio dal 31 marzo 2002.

Risulta molto interessante, quanto meno per coloro che intendono difendere la Tradizione, la Notificatio De Ritu Exorcismi, comunicazione della CCDDS pubblicata il giorno successivo all’uscita dell’edizione latina de Il nuovo Rito degli esorcismi. La Notificatio concedeva, ai vescovi che l’avessero chiesto, la possibilità di far usare ai sacerdoti esorcisti il vecchio rito, quello del Titulus XII del 1952, cioè il Rituale Romanum. Il vecchio rito, abbiamo visto, affonda le sue radici nei secoli passati.
Il nuovo Rito degli esorcismi, va precisato, nonostante sia stato tradotto in italiano può, previa autorizzazione vescovile, essere eseguito in latino. Il nuovo Rito consta delle seguenti parti: Introduzione, Proemio, Premesse Generali, Rito dell’esorcismo maggiore, Testi a scelta e Appendici.

Nell’Introduzione si trova la Presentazione della CEI, che al n. 7 elenca le azioni straordinarie del demonio (possessione, ossessione, vessazione e infestazione), come già in precedenza accennato. Nelle Premesse Generali, al n. 18, si legge: «In casi che riguardano non cattolici e in altri casi particolarmente difficili si ricorra al Vescovo della diocesi, il quale, per prudenza, potrà richiedere il parere di alcuni esperti prima di decidere se fare l’ esorcismo»; vi sono perciò tre categorie di persone su cui il vescovo può decidere se far compiere o meno l’esorcismo: i fedeli cattolici, i non cattolici e gli “altri casi particolarmente difficili”. Non è il caso, qui, di descrivere il Rito in dettaglio, basti sapere che esso ha ricevuto non poche critiche autorevoli. In particolare, Amorth ha fatto notare come nel Rituale Romano vi fossero precise indicazioni su come affrontare il maleficio, mentre il nuovo Rito vieta espressamente di fare esorcismi proprio in caso si riscontrassero i malefici, nelle varie forme del vudù, delle fatture, dei malocchi, delle maledizioni e del macumba. Don Manlio Sodi, liturgista dell’Università Pontificia Salesiana, fa notare che la Notificatio smentisce di fatto la validità del nuovo Rito, «quasi che questo non abbia la stessa “efficacia” del precedente».

Attualmente, in forza della citata Notificatio, è ancora possibile l’utilizzo del Rituale Romanum (in pratica, lo stesso del 1614). La Notificatio è del 1999, il nuovo Rito è obbligatorio dal 2002, eppure la possibilità esiste e viene concessa dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti con un provvedimento speciale detto “indulto”.
 
I segni della presenza del demonio

Secondo una prassi consolidata, vanno ritenuti segni di possessione diabolica: parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla; rivelare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla condizione fisica. Si tratta però di segni che possono costituire dei semplici indizi e, quindi, non vanno necessariamente considerati come provenienti dal demonio. Occorre perciò fare attenzione anche ad altri segni, soprattutto di ordine morale e spirituale, che rivelano, sotto forma diversa, l’intervento diabolico. Possono essere: una forte avversione a Dio, alla Santissima Persona di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio, alle realtà sacre, soprattutto ai sacramenti e alle immagini sacre.

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Scena in bronzo dell’XI secolo (Chiesa di San Zeno, Verona)

Le Preghiere di Liberazione

Quando non è possibile trovare un esorcista, ai cristiani è permesso recitare una particolare preghiera, l’exorcismus missionalis, di cui si evita qui la lunga trascrizione. Una lettera della Congregazione della Dottrina della Fede del 29 settembre 1985, indirizzata a tutti gli Ordinari, ricordava le norme vigenti riguardo agli esorcismi e metteva in guardia gli incompetenti sull’utilizzo delle formule esorcistiche. Firmata dall’allora Prefetto Card. Ratzinger e dal Segretario Mons. Bovone, in essa si chiariva che «ai fedeli non è lecito usare la formula dell’esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli, ricavata da quella che è diventata di diritto pubblico per disposizione del Sommo Pontefice Leone XIII; e tanto meno possono usare il testo integrale di tale esorcismo», e si pregavano inoltre i vescovi di vigilare affinché «coloro che non hanno avuto la licenza, non guidino le riunioni in cui si usano preghiere per ottenere la liberazione, nel corso delle quali ci si rivolge direttamente ai demoni e ci si sforza di conoscere i loro nomi». Senza entrare nel merito della conoscenza dei nomi dei demoni, basti qui far notare che, da sempre, in ogni tempo e luogo sulla Terra, i veri nomi degli esseri, tanto quelli viventi quanto quelli eminentemente spirituali, potevano essere usati per assumerne il controllo. Ai fini del presente studio è invece importante spender due parole sulle «preghiere di liberazione». Si parla di «autoesorcismo» o di «preghiere di guarigione e liberazione» quando, in assenza di un esorcista, vengono recitate formule con valenza esorcistica da parte di semplici fedeli, singolarmente o in gruppo. Queste preghiere non sono un sacramentale, e sono solitamente giudicate poco efficaci di fronte ad una possessione diabolica vera e propria. Poiché, però, il loro scopo è lo stesso dell’esorcismo, come quello dipendono ex opere operantis dalla fede e dalla santità di chi le recita, pertanto non si esclude a priori una loro efficacia addirittura pari ad un vero esorcismo. Inoltre, l’esorcismo stesso può beneficiare di un gruppo di preghiera che lo sostenga e aiuti, in quanto il potere di una preghiera sincera, si dice, non ha eguali.

Altre religioni

Brevemente qualche cenno su altre confessioni religiose.

Nella Chiesa ortodossa l’esorcismo è una preghiera sacerdotale che il prete rivolge a Dio perché siano cacciati i demoni. Secondo gli ortodossi morte, peccato e  malattia sono in stretta connessione. Ogni manifestazione negativa (difficoltà, possessione, malattia ecc.) è perciò considerata come azione diretta del demonio, pertanto è necessario elevare la propria preghiera per la guarigione-liberazione di ogni persona che ne faccia richiesta con fede e umiltà, senza ricercarne le cause.
Ci sono due misure indispensabili che vanno tenute in considerazione prima di procedere all’esorcismo, ovvero, aver condotto tutte le cure disposte dalla scienza medica e aver seguito fedelmente quanto è stato prescritto dal medico. C’è quindi una preventiva prassi da seguire, in modo da poter ritenere che il fatto patologico sia escludibile.
La preghiera, comunque, è concessa e non dispensa da questi doveri. Colui che segue fedelmente queste norme può ricorrere alla preghiera della Chiesa.
Vi sono comunque delle differenze sul valore preliminare della diagnosi. Mentre la Chiesa cattolica fa eseguire molte indagini prima di autorizzare un esorcismo, la Chiesa ortodossa ritiene anzi che, essendo il male opera del demonio, va comunque esorcizzato. Nelle Chiese ortodosse ci si accosta ad un esorcista con la stessa facilità e frequenza con la quale ci si accosta ad un confessore. Gli esorcisti, come i confessori, vengono nominati dal vescovo.
Gli esorcismi sono amministrati in un contesto liturgico, per esempio dopo un ufficio (vespro) o dopo un ufficio di supplica (paraclisi) a Cristo, agli angeli, ai santi, o dopo un ufficio per i malati. Le preghiere esorcistiche si trovano negli Eucologi, o libri sacramentali della Chiesa ortodossa, esse sono inserite tra il Battesimo e la Confessione. Questa collocazione indica che l’esorcismo è una preghiera per il cristiano che, dopo il Battesimo, è stato indotto al peccato o è caduto in possessione e che questa preghiera è intimamente connessa con il Sacramento della Confessione del cristiano. Esso viene spesso celebrato davanti ad un leggio utilizzato per la lettura del Vangelo e la Croce e il sacerdote deve indossare l’epitrachilio (o stola), ovvero abito liturgico con cui celebra l’esorcismo battesimale e ogni sacramento penitenziale.
Negli Eucologi si trovano gli “esorcismi o orazioni di San Basilio Magno sopra gli ossessi dai demoni e contro qualsiasi infermità” (Eucologio, ed, rom. pp. 359-366). Vi sono tre brani attribuiti a San Basilio e quattro a San Giovanni Crisostomo. Nella prima orazione il sacerdote chiede a Dio di cacciare il demonio, segue una vera dottrina sulla natura e l’attività dei demoni in cui sono enumerati tutti gli elementi nei quali si nasconde lo spirito delle tenebre, tutte le forme che può assumere per ingannare l’uomo e per nuocergli, sia nel corpo che nell’anima, quindi si ricorda tutta l’economia della Provvidenza rispetto all’umanità: dalla creazione ai portenti dell’Antico Testamento, ed all’intervento della divinità nel Nuovo Testamento. Questi pensieri sono ancora più sviluppati nella terza orazione; verso la fine di essa sono ricordate la magia, l’astrologia, la necromanzia, l’orneoscopia e tutte le false scienze proibite dalla Chiesa.
Nella prima, nella seconda e nella terza orazione attribuite a san Giovanni Crisostomo, si prega invece Iddio di cacciare il diavolo dall’anima e dal corpo del cristiano per renderlo “tempio vivo, animato dallo Spirito Santo” e si domanda che “l’angelo di pace” prenda il posto dell’angelo perverso e impuro. Queste formule completano l’insegnamento della Chiesa contenuto nell’esorcismo di san Basilio. Con maggiori sviluppi sono nuovamente rammentati tutti i benefici della creazione, della perseveranza, della redenzione del genere umano, e di nuovo sono palesate le astuzie del nemico di Dio. A questi esorcismi se ne aggiungono altri attribuiti a San Cipriano, a san Gregorio Nazianzeno e a San Nicodemo dell’Athos.
Il corrispettivo ecclesiastico nell’Islam suggerisce di fare attenzione a non eccedere nell’uso dell’esorcismo, dicendo che la maggior parte dei casi sono dovuti a disturbi fisici e psicologici scambiati per possessioni. I veri casi di possessione sono molto rari e i fedeli devono fare attenzione a quegli esorcisti che fanno una diagnosi di possessione troppo frettolosamente perché potrebbero essere semplicemente dei profittatori.
Nell’Islam non esiste un “clero” vero e proprio, infatti non esistendo i sacramenti non ci può essere un’ordinazione sacerdotale; ci sono per contro delle figure (come l’Imam, il Qadi o il Mollah) che, adeguatamente formate o avendo seguito determinati studi, svolgono delle funzioni religiose.
Come nella Chiesa Cattolica anche le autorità islamiche negano la possibilità della possessione da parte delle anime di defunti.
Un versetto del Corano paragona lo stato dei peccatori nel giorno del giudizio a quello di coloro che sono vessati dal demonio:
“Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana.” (al-Baqara, 275.)
Gli studiosi musulmani come l’Al-Qurtabi citano questo verso quale prova contro chi nega la possessione da Jinn, o l’attribuisce a cause naturali, e anche contro coloro che affermano che satana (Shaitan) non entra negli uomini né li tocca.
La Sura 114, l’ultima nell’ordine di trascrizione (la 21° nell’ordine cronologico di rivelazione), detta “degli esseri umani”, è una vera e propria invocazione esorcistica: “Cerco rifugio presso il Signore degli esseri umani… contro il male del tentatore subdolo che si insinua nell’animo delle creature, siano esse jinn o esseri umani”. E’ utilizzata in molti Paesi islamici, soprattutto sciiti, sotto diverse forme e incisa su diversi materiali, come talismano di protezione.
Anche nella Sunna (la tradizione del profeta, fonte fondamentale dell’Islam dopo il Corano) il profeta Maometto e i suoi seguaci cacciarono esseri maligni dai corpi dei credenti usando versi del Corano, suppliche ad Allah, e acqua benedetta Zamzam.
Nell’Induismo l’esorcismo viene effettuato solo se lo spirito penetrato nel corpo dell’indemoniato, che viene considerato santo per questo, rifiuta di andarsene dopo qualche tempo. Spesso il celebrante percuote il posseduto con foglie di neem durante un esorcismo elaborato e teatrale.

Le culture sciamaniche presentano una forma di liberazione dagli spiriti. L’antropologo Michael Harner ha affermato che qualche forma di esorcismo esiste in tutte le culture sciamaniche.
La Wicca, una religione neopagana, non prevede la pratica dell’esorcismo poiché ritiene che nessuno spirito, persona, cosa siano per propria natura “cattive”.
Vari promulgatori della New Age usano una sorta di liberazione spirituale e autori come Ken Page sono stati pionieri nel diffonderla e renderla popolare.
Trattandosi di questioni di carattere spirituale la scienza non ne può che misurare gli epifenomeni, pertanto durante le presunte possessioni demoniache gli studiosi (scienziati o medici) hanno solitamente ricondotto questi casi a disturbi psichici.
La possessione demoniaca non è una malattia riconosciuta dalla medicina o dalla psichiatria in quanto tale. A coloro che si credono preda di una possessione demoniaca sono state spesso diagnosticati disturbi mentali quali isteria, mania, psicosi, schizofrenia ed altri. Nei casi in cui è stato diagnosticato un disturbo di personalità multiplo (oggi chiamato disturbo dissociativo dell’identità, DDI), nel 29% dei casi i soggetti affermavano di identificarsi in un demone.
Secondo la scienza, l’illusione che l’esorcismo funzioni è da attribuire all’effetto placebo e alla suggestione.
 

Igno-rando

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