Qual è il senso della vita (umana)?

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Perché della vita?

Alcuni spunti di riflessione a questo proposito provengono da un’eloquente e nota conferenza di Rudolf Steiner, tenutasi a Copenaghen, il 23 maggio 1912, il cui tema portante che ne da per l’appunto il titolo è Il senso della vita.

Un’interessante e profonda leggenda dell’antichità ebraica menzionata da Steiner, spiega che all’epoca si aveva coscienza di questa angosciosa domanda; ma non è solo il perché della vita ad interrogare da sempre la mente dell’uomo.  Vi è un’altra domanda, forse ancora più importante se si pensa alla condizione stessa dell’essere umano in relazione al suo intorno, e cioè: perché egli è messo nell’esistenza? 

Vorrei, pertanto, che concentraste la vostra attenzione in quanto è riportato di seguito:

creazione“quando gli Elohim si accinsero a creare l’uomo a loro immagine e somiglianza, i cosiddetti Angeli, ministri degli Elohim, ossia spiriti di un ordine meno alto degli Elohim stessi, domandarono a Jahve o Jehova: perché gli uomini debbono essere creati a immagine e somiglianza di Dio? […] Allora Jahve radunò le bestie e le piante che erano state create prima ancora che l’uomo esistesse nella sua forma terrena, e poi radunò ancora gli Angeli, i cosiddetti suoi ministri, vale a dire quelli che prestavano servizio alla sua dipendenza diretta.

Egli dunque mostrò loro le bestie e le piante, e chiese loro come quelle bestie e quelle piante si chiamassero. Ma gli Angeli non sapevano il nome né delle bestie né delle piante. Allora fu creato l’uomo, così come egli era prima della caduta del peccato. E di nuovo Jahve o Jehova radunò gli Angeli, le bestie e le piante e, in presenza degli Angeli, chiese all’uomo come si chiamassero le bestie ch’Egli faceva sfilare innanzi ai suoi occhi, quali nomi avessero; ed ecco che l’uomo fu capace di rispondere:        questa bestia si chiama così, quell’altra ha questo nome, questa pianta si chiama in questo modo, quella  in quell’altro. E allora Jahve o Jehova chiese all’uomo; qual è il tuo nome? L’uomo allora disse: Io mi chiamo Adamo (da Adamà, fatto di terra). E come debbo io stesso denominarmi? Chiese poi Jehova all’uomo. Tu devi denominarti Adonai; tu sei il Signore di tutti gli esseri creati sulla Terra.”

C’è una cosa che risalta subito all’attenzione; secondo la leggenda, l’uomo venne creato nella forma in cui si trovava prima di aver commesso il peccato (quello che in alcune confessioni del Cristianesimo è definito peccato originale).

Venne 13800580_3131_felicitaaaaaaaaaaa_H113745_Lcreato cioé come essere neutro, privo ancora da qualsiasi ambizione, e collocato sulla Terra nell’intento di proseguire un percorso in cui egli stesso aveva assunto concretezza, seppur partendo da zero. Non è da sottovalutare che fu l’ultimo ad assumere forma, come se, alla fine di  quello che era stato disposto,  fu necessario collocare al centro una mente capace di organizzare  quello che aveva assunto vita terrena, cioè animali e piante, secondo logiche che avrebbero dovuto seguire il senso dell’armonia e degli equilibri necessari per il giusto andamento.

Quale creatore porrebbe all’apice un amministratore pronto a distruggere ciò che ha creato? Pertanto, potrebbe non essere poi così difficile conoscere il senso della vita umana a patto che si semplifichino di molto le ambizioni che millenni di storia e vicissitudini hanno introdotto nella coscienza collettiva; di quanto questa leggenda si discosti dai fatti non è dato sapere, tuttavia, ragionando con una mente spoglia da condizionamenti, la posizione dell’essere umano somiglia tanto a quella di un agente funzionario.

Egli stesso, nominandosi Adamo, si definisce come creatura “fatta di terra” , composto cioè da elementi propri del luogo in cui si trova. Capace,  al contempo, di nominare Adonai  e, perciò, in grado di comprendere il ruolo del creatore e la sua posizione rispetto ad esso.  Secondo la leggenda, Jahve lo interrogò davanti agli Angeli e ciò non fu casuale; nonché ministri degli Elohim, subordinati pertanto al magister (Jahve) , furono convocati alla conoscenza dei nomi delle cose terrene, tra cui l’uomo. Il quale, dotato di un’intelligenza sufficiente per poter svolgere tale compito e al contempo appartenente a ciò che gli riguardava da vicino, effettuò la distinzione che servì come dato ufficiale ovvero definendo, inconsapevolmente, ciò che gli Angeli non sarebbero stati capaci di nominare.

creazione02Tale azione colmò così una lacuna che non poteva essere compensata da esseri non terreni. Di tale compito fu perciò inconsapevolmente investito e, presupponendo che Adamo, conoscendo il creato di nome in nome, sarebbe stato in grado di proseguire l’esistenza operando in modo da conservare l’equilibrio necessario tra tutto ciò che aveva nominato, venne lasciato sulla Terra come abitante dotato dell’intelligenza più elaborata.

Ma l’epoca in cui viviamo ci dimostra, al contrario, un dato molto preoccupante e questo mio articolo vorrebbe essere un invito a voltarsi indietro a riflettere su quella che, dall’uomo stesso, viene ora considerata una leggenda. Bisogna cioè soffermarsi a quando, ancora privo di impalcature e, con uno sguardo proprio della più estrema semplicità, egli nominava tutte le bestie, tutte le piante, sé stesso e, infine,  Adonai.

 

Igno-rando

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