Uomo, chi sei e perchè ci sei?

La civiltà sumera ha tramandato nei secoli un significato sostanziale in merito alla Creazione dell’uomo. Per quanto i tempi e le vicissitudini storiche, accompagnati da balzi evolutivi e tecnologici lo abbiano condotto a ritenere che fosse confinato ad un’indipendenza dal tutto, rimane pur sempre legato a un dato sostanziale. L’uomo ha dimenticato o, probabilmente, è stato portato a dimenticare che la sua esistenza è stata, fondamentalmente, voluta e stabilita; molteplici versioni sulla sua creazione ce lo raccontano, a volte, con similitudini, a volte con versioni un po’ romanzate. E, sempre le stesse testimonianze, rivelano che siano stati fatti diversi tentativi prima di giungere al risultato ottimale, al cosiddetto “lulu” (o lullu); tale essere, che poco prima dell’intervento definitivo “brucava l’erba come le capre”,  corrisponde all’uomo primordiale e, secondo il senso delle traduzioni, è catalogato

DNA

come stupido, poco più che una scimmia. Tale era la considerazione dell’essere creato che, in un successivo momento, è stato identificato come “persona”.  Perciò l’uomo dei tempi attuali, che cerca risposte in merito alla Creazione, deve compiere un passo importante dentro di sé; attraverso le comparazioni e gli studi, sarà portato inevitabilmente a dover accettare che il senso della sua “persona” era, sostanzialmente, programmata per essere servile,  inferiore, confinata entro limiti che gli conferiscono un inevitabile imprinting. Lo stesso, che lo ha condotto alla struttura delle società attuali, basate su dominanti e dominati.  L’uomo di oggi, dominante o dominato, deve rammentare le sue origini se vuole comprendere,
almeno in parte, perchè l’umanità sia giunta ad ammalarsi collocandosi in un posto che non gli compete. Un piedistallo malfatto che fa acqua da tutte le parti; inconsciamente, la bramosia di rivalsa e onnipotenza, la voglia di somigliare “agli dei” forse per “superarli” dimostrando di rinnegare il bisogno di qualche dio o creatore,  resta confinata nelle logiche del pensiero umano, ovvero, del concetto di potenza per sè stesso sugli altri senza alcun senso comune, e poiché anche gli altri sono soggetti alle stesse caratteristiche, il “lullu incravattato” è riuscito a ledere il suo intorno attraverso una tacita accettazione collettiva. Ha escluso da sé stesso il cosmo che, silenziosamente,  assiste spettatore. Quale sarà l’esito di questo essere che ha prepotentemente costruito il suo trono?

Igno-rando

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